Disordini nel Tibet
Al bar con amici. Sono persone concrete. Le strette di mano sono ferme e il caffè caldo. In questo momento sono fuori dal bar e c’è ancora un forte odore di caffè e vedo una macchina attraverso una vetrina. Cammino e imbocco la porta del teatro del Lido. Ritiro una copia del calendario dei programmi. Esco, saluto la guardia di sicurezza che sorride e fa un cenno con la testa. Dio quanto amo il sorriso di una guardia di sicurezza. E’ come l’acqua per un uomo che sta affogando. Attraverso Corso Duca di Genova. La giornata si sta facendo sempre più grigia, cade una pioggerella leggera e un vento irregolare mi soffia frammenti di foglie morte sul naso. Prelevo cento euro al bancomat dall’altra parte della strada, taglio per Via Grenet su fino a Piazza Rendina. Arrivo sul lungomare. Rifletto. Pensieri mistici. Dostoevskij diceva che per rendere la realtà plausibile è assolutamente necessario mischiarci un pizzico d’invenzione. Faber Beach. Bevo un aperitivo.
Leggo il giornale.
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Il 6 gennaio 1945 sul Passo del Santa Donna 7 partigiani della resistenza vennero brutalmente uccisi dalle Forze di occupazione tedesche.
