L’Amministrazione Comunale di Berceto, le sotto elencante associazioni e singole persone fanno formale richiesta d’introduzione della pratica di beatificazione del Padre Eugenio Pelerzi, missionario saveriano, nato a Pelerzo di Berceto il 20 agosto 1881 e morto in Cina.
Questa istanza desidera sottolineare l’impegno cristiano del Padre Pelerzi, rivolto ad convertire e confortare con il pane della cristianità, i più poveri e bisognosi, come umile missionario, divulgatore di sani principi etici e morali, apostolo della pace e della fede.
Figlio di Giovanni e di Maria Beltrami, contadini. Esempi di vera cristianità di cui si è perduto lo stampo. Primus et Genialis Pelerzi – questo il suo nome di battesimo – dopo avere terminato le scuole elementari, fu inviato alla scuola che il parroco tenne per i giovani della parrocchia che mostravano ingegno e buona volontà e davano speranza di vocazione ecclesiastica. Compiuti gli studi ginnasiali e liceali nel Seminario di Berceto, nel 1902 passò a Parma, a quello delle Missioni Estere. Fu ordinato sacerdote da Monsignor Magani il 22 settembre 1905 e partì da Napoli per la missione di Loyian in Cina il 23 gennaio 1906, dove rimase per trentasei anni.
Energico, d’intelletto vivace, attivissimo ed entusiasta dei suoi altissimi compiti si gettò fra i popoli della Cina con perfetta letizia e si dedicò alla loro cristiana redenzione con quell’ebbrezza eroica che fa gli apostoli, i martiri ed i santi. In sei anni convertì e battezzò 1200 persone, costruì la chiesa, la scuola e molte opere di assistenza. Il suo spirito pieno di iniziative e di risorse trovò sempre aiuti provvidenziali anche là dove tutto mancava. In mezzo a tante dolorose avventure, egli conservava sempre un invidiabile serenità e – ringraziato Dio che lo aveva protetto – si gettava a capofitto lieto in nuovi cimenti ed in nuovi pericoli, per arrivare all’anima del popolo cinese con la grazia del Signore e la sua parola redentrice. Il Pelerzi si batté contro il colera, la fame ed i briganti che assediavano la zona in cui operava. In riconoscimento delle sue benemerenze in queste congiunture, Padre Eugenio ricevette dal governo cinese l’onorificenza della Spiga d’oro, e qualche anno più tardi fu fatto Cavaliere della corona d’Italia dal re Vittorio Emanuele di Savoia.
Per gratitudine dei servizi e dei meriti che profuse agli affamati nella grande carestia che afflisse in quel tempo le popolazioni di cinque città cinesi, gli eressero un monumento. Un altro fu innalzato collettivamente da quindici Prefetture sempre soccorse dal “grande Europeo”. Nel 1925 tornò in Italia per un anno e poi dal 1934 al 1937. Ma Padre Pelerzi in Italia si sentiva come un uomo alla catena ed anelava, cavaliere di un grande ideale, scalatore indomito di iperboliche vette, larghissimo cuore sorridente ai vasti campi della fede nel mondo, anima traboccante di apostolico fervore, con visibile nostalgia, alla sua missione lontana. Contava più di seimila battesimi, oltre quattromila catecumeni avviati da lui medesimo alla luce della verità cristiana ed un complesso magnifico di opere sante da lui compiute. Per la sua terra di missione sentiva un richiamo fortissimo, l’impeto del pionere audace, la passione dell’innamorato. Tornato in Cina, durante la seconda guerra mondiale venne arrestato come spia e incarcerato e – condannato a morte – venne riconosciuto innocente solo alla vigilia dell’esecuzione.
“Chiuse la sua splendida giornata e sciolse l’ultimo canto di lavoro e di amore per Iddio e per le anime il figlio umile e grande della nostra piccola frazione di Pelerzo..” il 5 giugno 1942 a Tientsin.
Su di una lapide posta sulla sua umile casa natia si leggeva:
Da questa umile casa ove nacque il 20 agosto 1881 spiccava il volo alle conquiste della fede nel mondo il P. Cav. Egenio Pelerzi dell’Istituto Parmense S. Fr. Xaverio il quale con la parola, con le opere e con gli scritti per 36 anni intrepido missionario di Cristo alfiere d’italianità tra i barbari all’ampia regione Cinese del Loyan sul fiume Giallo profuse tesori di verità e di carità cristiana e coll’aureola di molte migliaia di battezzati e di catecumeni plaudenti al grande Europeo nella luce di magnanime prove e di gesta onorande il 5 giugno 1942 chiudeva santamente i suoi giorni nell’ospedale di Tien-tsin sotto l’incalzare degli eserciti nipponici in guerra contro la Cina.
Scrivere in poche righe tutto quello di cui è stato capace quest’uomo semplice, questo missionario di montagna dal fisico robusto e dall’animo aggraziato è impresa impossibile. Certamente, anche se noi piccoli uomini riuscissimo in quest’opera di beatificazione, nulla avremmo fatto al suo confronto.
Con la viva speranza che la vocazione chiami a sè altri Primus et Genialis…
Scritto da Luigi Lucchi

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