Zaia, un ministro con le scarpe sporche

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Dopo l’olio, anche il latte, i formaggi e lo yogurt potrebbero avere la carta d’identità.

La proposta è stata avviata formalmente dall’Italia con un decreto del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia volto a introdurre l’obbligo, in Italia così come in Europa, di tracciabilità dei prodotti lattiero-caseari e il divieto d’impiego di proteine, “quale tutela delle scelte di acquisto dei consumatori – ha detto il ministro – e strumento di valorizzazione della qualità e sicurezza delle produzioni italiane che solo col formaggio valgono 6 miliardi di euro”. Sui nostri scaffali un prodotto lattiero-caseario su due è straniero, ha detto Zaia, e il consumatore ha diritto di sapere la provenienza di quel formaggio e del latte sterilizzato a lunga conservazione, Uht, pastorizzato microfiltrato oppure ad elevata temperatura.

L’Italia produce 10,5 milioni di tonnellate di latte e ne importa 8 milioni. “Di fronte a questi dati – ha osservato il ministro – abbiamo l’obbligo di dare risposte ai produttori, circa 39 mila aziende, e ai consumatori che ignari possono acquistare prodotti di provenienza estera. Succede in Italia e succede in Europa.

Ma è l’Italia – ha sottolineato il ministro che pone il problema per tutta l’Europa e va a Bruxelles per chiedere che si faccia chiarezza, pena il divieto di commercializzazione. Come fatto per l’olio, e secondo il principio di trasparenza finalmente riconosciuto nel Libro Verde dal Commissario Ue Mariann Fischer Boel”.

Nella nuova battaglia in sede comunitaria Zaia intende consolidare un’alleanza con Francia e Spagna, ma è consapevole della strada in salita perché si tratta di “una rivoluzione copernicana; avremo magari qualche nemico in più, ma restiamo dalla parte delle imprese e dei consumatori”. Sul latte e i suoi derivati, ha detto il ministro italiano, “siamo fuori mercato sui costi, perciò la nostra battaglia è sulla qualità.

Anche perché il 72% dei consumatori dichiara di poter spendere di più per avere la certezza dell’origine dei prodotti alimentari. E non è un caso – ha ricordato Zaia – che la spesa presso i farmer’s market rappresenta il 10% della spesa alimentare italiana, e che cresca dell’11% il biologico e dell’8% il tipico”. Il settore lattiero caseario è in crisi in Italia e all’estero, tuttavia l’ultima campagna di produzione, ha annunciato Zaia, ha decimato il nostro comparto con la chiusura di 1686 unità. E la proposta di obbliga di indicazione della provenienza del latte, su cui l’Unione Europea ha sei mesi per pronunciarsi, “può essere la soluzione – ha concluso Zaia – del contenzioso sulle quote latte, che vede quest’anno l’Italia risparmiare oltre 120 milioni di euro di multe”.

Zaia, un ministro Un Ministro che si sporca le mani e i piedi con la terra.

Un Ministro che non dice, fa. In 15 mesi ha reso l’agricoltura italiana da cenerentola a prima attrice diventando, egli stesso, involontariamente ma a pieno titolo, primo attore lui stesso; tanto da essere inserito nel documentario “Terra Madre” di Olmi. Dinamico e combattivo, ascolta gli agricoltori, conosce l’agricoltura e si batte su obiettivi precisi, cercando di raggiungere ciò che si prefissa in sede nazionale e internazionale.

Scritto da Mario Pulimanti

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