L’Italia di oggi, tra giovani disoccupati e prestiti ai pensionati

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In un paese dove regnano crisi economica e disoccupazione giovanile, i giovani non riescono ad avere accesso al credito. Qualche spiraglio in più, invece, è ancora presente nel caso dei prestiti ai pensionati, che possono così dare un contributo economico alle spese dei propri figli e nipoti.

Secondo l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la disoccupazione in Italia è destinata a crescere ancora. Se i dati Istat di marzo riportano un tasso di disoccupazione dell’11,5%, infatti, gli esperti dell’Ocse stimano che nel 2014 questo valore raggiungerà quota 12,5%.

Tra i giovani la situazione è tre volte più allarmante, se si pensa che nel loro caso il tasso di disoccupazione riscontrato a marzo dall’Istat è del 38,4%, anch’esso inevitabilmente destinato a salire. Di fronte a un tale disastro, le recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo cui “L’Italia è molto in ritardo per quanto riguarda le politiche di contrasto alla disoccupazione giovanile”, appaiono decisamente troppo morbide.

I giovani italiani, gran parte dei quali disoccupati o mal pagati, vivono tagliando al massimo le spese, e vanno avanti facendo sempre più affidamento sui propri genitori. Trentenni e quarantenni restano o tornano a vivere con mamma e papà, ormai pensionati, perché non possono permettersi un affitto, né tantomeno un mutuo o un altro genere di prestito. I pochi giovani occupati, del resto, hanno impieghi troppo precari e redditi troppo bassi per soddisfare le richieste di garanzie delle banche. Anche in questo caso, allora, sono i genitori ad intervenire come garanti in caso di problemi finanziari.

Insomma, per le piccole spese quotidiane come per i grandi investimenti, l’Italia poggia sempre di più sui pensionati, vuoi perché sono gli unici ad avere un reddito certo, col quale – in alcuni casi – sostenere le spese di figli e nipoti, vuoi perché sono gli unici – il più delle volte – a possedere delle proprietà immobiliari da offrire alle banche come garanzie reali di fronte alla richiesta di un prestito. Le statistiche degli ultimi anni, in effetti, dimostrano che banche e istituti di credito sono più inclini a concedere prestiti ai pensionati, in quanto i richiedenti non corrono il rischio, come i lavoratori, di vedere di colpo ridotto o azzerato il proprio reddito mensile, l’unica risorsa per pagare le rate del debito contratto.

Inoltre i pensionati hanno l’opportunità di richiedere prestiti personali non finalizzati, da restituire attraverso la cessione del quinto, ossia pagando di volta in volta una quota della propria pensione, senza che questa superi un quinto del suo ammontare complessivo. Facendo un esempio per sommi capi, il prestito ottenuto con la cessione del quinto da un pensionato che riceve 1000 euro di pensione al mese, può essere restituito attraverso il pagamento mensile di rate che non superino i 200 euro. In questo caso, è direttamente l’Inps a versare la quota dovuta, trattenendola direttamente dalla pensione. Un altro aspetto importante legato ai prestiti per i pensionati ottenuti mediante cessione del quinto è quello della durata del contratto di prestito, che non può superare i dieci anni.

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