Irlanda, la verde terra dell’arcobaleno

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IrlandaE’ il suo primo volo, ma Francesca non mostra alcun segno di nervosismo né tantomeno di paura. Quelli, d’altronde, non sono stati d’animo compatibili con la sua fede “dark”. Una imperturbabilità, tuttavia, inaspettatamente squarciata da un lampo di genuino entusiasmo allorchè il verde tappeto d’Irlanda inizia a mostarsi sotto di noi. Un atterraggio tanto perfetto da non suscitare nemmeno il tradizionale applauso al comandante e, subito dopo, il primo impatto con una realtà decisamente diversa da quella lasciata due ore prima. La FIAT Seicento rossa che la società di autonoleggio ci ha destinato evoca infatti, con spietata evidenza, la più nota aberrazione che l’automobilista italiano possa incontrare nelle isole britanniche: la guida a sinistra. Francesca ride, alla faccia della filosofia dark e, in quanto a me, un certo nervosismo automobilistico mi assale. ..IrlandaLa “guest house” (pensione) è situata nella zona nord di Dublino, in un quartiere interamente composto dalle caratteristiche case di mattoni rossi.
Vi passeremo la prima e l’ultima notte della nostra settimana irlandese.
A sud del Liffey, il fiume che attraversa Dublino, si estende la parte più bella della città, con i suoi imponenti edifici georgiani.

Prima tappa: Grafton Street, la strada dei negozi, che la pedonalizzazione rende ancora più godibile.
Nelle vie laterali innumerevoli pubs e locali, tutti zeppi di gente.
Tanta gente anche per le strade e tanti, tantissimi giovani.
Sembra una città dei ragazzi la capitale di questo stato, la cui popolazione è composta per oltre il cinquanta per cento da giovani al di sotto dei venticinque anni.
La prima Guinness del tour è d’obbligo e poi una “vasca” in Temple Bar, il quartiere degli artisti, una sorta di “rive gauche” d’oltremanica.
Francesca non crede ai suoi occhi e fatica a seguire contemporaneamente tutti gli “happening” che si svolgono nelle pittoresche vie del quartiere.
Artisti di strada, giocolieri e cantanti, belle voci e qualche probabile talento di cui forse mai conosceremo i futuri destini.
Il resto del pomeriggio, inutile dirlo, lo trascorriamo qui, tra le migliaia di giovani e le decine di turisti italiani che, neanche a dirlo, proprio in questo quartiere indugiano volentieri.
Irlanda
Seconda tappa del viaggio: Limerick, duecento chilometri ad ovest di Dublino.
La base ideale per raggiungere, finalmente, le spettacolari Cliffs of Moher, otto chilometri di maestose scogliere alte fino ad oltre duecento metri che si affacciano sull’Oceano Atlantico.
Uno spettacolo grandioso.
E’ straordinario constatare che il soffice tappeto verde che ricopre anche le Cliffs non si arresta che sull’orlo estremo del baratro.
Davanti a questo spettacolo, noto con una punta di intimo compiacimento che la corazza dark di mia figlia presenta, a sua insaputa, vistose incrinature.

Terza tappa: Killarney, a sud ovest di Limerick, nella contea di Kerry, testa di ponte per una spedizione nella suggestiva penisola di Dingle, la cui bellezza selvaggia e al tempo dolce, ha fatto da sfondo a film come “La figlia di Ryan” e “Far and Away”.
Un cedimento strutturale di Francesca (mal di gola) ci ha costretto il giorno prima a rinunciare al programmato giro del Ring of Kerry, un percorso circolare nella penisola di Iveragh, costellata di numerosi laghi e caratterizzata da panorami indimenticabili, così almeno leggo nella guida (sigh!).
Ma anche Dingle è stupenda, il verde si esprime attraverso tutte le tonalità possibili e i bassi e fitti cespugli fioriti delimitano i bordi della stretta strada che l’attraversa, come siepi vivacemente variopinte.
I prati verdissimi sono attraversati dai caratteristici muretti “a secco”, che si intersecano formando rettangoli color smeraldo dove le onnipresenti pecore pascolano indisturbate.
Sul mare che costeggia la strada, i raggi del sole che tramonta esplodono in mille riflessi ed è sempre più difficile, pur stringendo tra le mani quell’improbabile volante destrorso, ricordarsi di tenere la sinistra.
Irlanda
Il terz’ultimo giorno arriviamo a Cork, la seconda città d’Irlanda, che con i suoi grandi palazzi georgiani e le sue maestose chiese dai grigi campanili gotici, sorge in un’isola al centro del fiume Lee, che proprio in questo punto si divide in due canali.
La rivalità con la capitale si manifesta anche a colpi di birra: infatti, mentre Dublino è la patria della famosissima Guinness, qui ci si tiene allegri con pinte di Murphy’s, il prodotto locale degno tuttavia della sua più nota rivale.

Il ritorno a Dublino è un viaggio di duecentosessanta chilometri, che in un paese privo di autostrade rappresentano una tratta di tutto rispetto.
Una doverosa tappa alla suggestiva Rock of Cashel, uno dei castelli più belli d’Irlanda, ci consente di sgranchirci gli indici: il mio sul pulsante della macchina fotografica; quello di Francesca, vittima di una repentina ricaduta dark, sulla rotella del volume del lettore CD.
Con le cuffie e l’occhio un po’ stralunato assomiglia ad una centralinista al termine del turno.
E finalmente ancora Dublino.

Pomeriggio e serata in Temple Bar ad assorbire tutto, immagini e suoni, prima del rientro in patria.
Francesca si siede per terra, l’atmosfera “casual” ha preso il sopravvento sulla sua dottrina dark, con buona pace di Marilyn Manson.
Irlanda
Durante il volo di ritorno penso a ciò che porto a casa impresso nella mia memoria: la gentilezza e la disponibilità degli irlandesi e la loro capacità di coniugare serenamente modernità e qualità della vita.

Ma quello che non dimenticherò mai e mi rimarrà per sempre negli occhi, è quell’immenso tappeto verde che ricopre tutto, assumendo una tale varietà di sfumature da consentire a quell’unico colore di diventare il vero simbolo di una terra in cui è perfino possibile convincersi che proprio là, nel punto in cui nasce l’arcobaleno, vi sia davvero il luogo in cui il Leprechaun, il mitico folletto irlandese, ha nascosto il suo tesoro.

“Un caloroso ringraziamento a Francesca e Fabrizio per averci fornito il reportage”

.::Galleria fotografica.

Di Fabrizio Tanara

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