Ventesima edizione per il Premio PEN, il premio che gli scrittori si danno da soli.
Ecco, forse la frase che più rappresenta, dopo averla “vissucchiata” in questi ultimi anni, nel suo complesso.
Cioè, ottima l’idea, forse mossa davvero dalle più nobili finalità, pessima la messa in scena.
Soporifera, geriatrica (tardonica oserei dire), eccessivamente sfarzosa a bei tratti.
Non certo per il suo vincitore finale, Manlio Cancogni con la sua raccolta di racconti “La Sorpresa”, che dai suoi 94 anni ha ravvivato la platea con battute da “cervello fino”, poi, il nulla.
Risultato: poca interazione con i lettori, interessati magari a qualche retroscena o vissuto dello scrittore, autorità schierate con facce che un mio professore avrebbe definito “da sonno” (e qualcuno dei “VIP” un pisolo se l’è forse pure schiacciato) e un corollario di appuntamenti per la sola, stretta, cerchia di soliti noti (o presunti tali).
Intendiamoci, il Premio PEN ha di certo la sua valenza e ogni anno fatica a trovare fondi, come viene ricordato ad ogni appuntamento, ma certo che vedere le cene di gala raffrontate alla cerimonia di premiazione fa sorridere.
Con questo 2010 si chiude il primo ventennio del premio e chissà che la prossima edizione si faccia notare per la sua verve, perchè non tutto ciò che è cultura fa venire sonno o esclamare i più: “nooooo, oggi pomeriggio c’è, o devo, andare al PEN”!
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