Non importa se la vostra produzione quotidiana di pipì o, nei casi più “pesanti” di popò, decide di cogliervi poco prima di un viaggio in treno.
Questo vostro bisogno oggi ha un prezzo.
Ed è TrenItalia ad imporlo, ai suoi viaggiatori.
Sono sessanta centesimi.
Mi era capitato di tutto viaggiando in treno mentre ero studente.
Esperienze talmente formanti, intellettuali direi, da avermi fatto crescere con una convinzione: cercare di non dover mai e poi mai fare il pendolare nella vita.
Come sempre questi buoni propositi, che si fanno da giovani, vengono disattese crescendo.
Viaggi in treno ad ogni ora del giorno e della notte, prima per le vacanze, poi per il militare.
In questi viaggi spesso con l’ottima compagnia di assonnate “donne di strada” che, finito il turno, ti chiedevano solo di essere svegliate alla fermata giusta, spesso ascoltavo musica.
Facevo un cruciverba.
Dormivo.
L’ottimo servizio sui treni però, puntualmente, teneva sotto controllo il mio viaggio: il capotreno (insomma il controllore per noi viaggiatori) veniva sempre a chiedermi il biglietto mentre sognavo la mia lei.
L’uomo degli snack (quello che si spinge un carrellino sgangherato su e giù per il treno) vedendomi magrolino, ad ogni passaggio, si preoccupava che io comprassi acqua e viveri.
Se proprio il sonno era paragonabile alla catarsi ci pensavano gli inservienti a fine corsa (l’uomo nero delle favole temo) a darti la giusta scrollata.
Nei casi più gravi di narcolessia l’azione di TrenItalia si faceva però più dura e severa, imponendo un viaggio forzato in piedi, dal bagno, con respirazione forzata dell’ascella del vicino.
Tutto per la buona salute psicofisica del viaggiatore e della buona ospitalità su questo mezzo comodo, veloce e a basso costo.
Ospitalità e cortesia che già dalla partenza, esempio da Bologna, si nota: display luminosi con mille informazioni, computerizzati e graficamente ineccepibili ti informano su ritardi e quant’altro.
Hostess vestite di tutto punto, in un verde discutibile, con il sorriso sulle lebbra (e l’auricolare all’orecchio) sempre pronte e preparate per ogni esigenza.
Tipo di treno, orario di arrivo a Parma, a Lodi, a Milano, a Caserta, disponibilità di posti, prenotazioni, posso salire senza biglietto, si ferma a Catania, vado bene per Torino, mi aiuta con il bagaglio, mi dai il tuo numero di telefonino e…badate bene….anche qualcosa di più spinto nelle occasioni peggiori/migliori (a seconda dei casi).
Un inferno terreno!
Ancora non avevo visto l’addetto, inserviente, controllore, esattore, preposto alla riscossione dei sessanta centesimi di euro pro urinata.
Quasi mille e duecento vecchie lire per poter usare il bagno in stazione a Parma.
Con IVA o senza, con ricevuta o fattura da scaricare non ci è dato sapere.
Sia che si tratti della “roba” leggera che nei casi più temibili: i nemici dell’igiene tremino!
Il motivo di questo “pedaggio” mi sono ignari: forse i bagni sono nuovi, la pulizia è migliore, si ha una salviettina marchiata FS in omaggio, è aumentata la cordialità, lo sciacquone spuzza anche Chanel n°5 nell’aria?
Chi lo sa?
Rimane il fatto che il servizio bagno, in stazione a Parma, non è compreso nel prezzo del biglietto ma rimane, appunto, optional a 60 centesimi.
Di questo passo propongo le seguenti tariffe a danno di TrenItalia:
-viaggio in piedi 1Euro a Kilometro
-viaggio senza condizionatore/riscaldamento 0.5Euro/Km
-viaggio senza luce 0.8Euro/Km
-viaggio in ritardo con perdita di coincidenza restituzione del biglietto pagato
-viaggio in ritardo 5Euro ogni 5 minuti di ritardo
-bagno non funzionante 5Euro
Non ho parole….oltre a queste!
Non ho veramente parole!

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