Secondo me si parla troppo di graffiti sulle pareti, questo è il guaio. Hai un bel da dire “raffigurazione rituale”, “proiezione del futuro” e blah blah blah, a parte che se ne parlava intorno al fuoco già nella scorsa glaciazione, ma insomma, c’è davvero qualcuno che osa paragnorare il sano esercizio all’aria aperta della caccia con quell’abitudine muffita a scribacchiare le pareti?
E la fisicità? Dove la mettiamo la fisicità? Opportunamente Maria Rita Parsi parla di ‘fantasmizzazione’ del corpo, di assenza di fisicità. La paRete della grotta vuol dire assenza di vista, odore, suono. Il graffito quindi è una mediazione alla relazione. Hai le tue parole, ma non ti metti in gioco con il tuo aspetto, la tua voce, primo assoluto veicolo di comunicazione. Posso tradurre? E’ una pugnetta magalitica, ‘sta abitudine al graffito.
Io propongo di trucidare chi ci prova di nuovo, poi li mangiamo, e fino alla primavera dovremmo stare a posto. Poi dovrebbe arrivare qualcosa da sud, stambecchi, aironi, mboh. Ma di sicuro a disegnarli non arrivano prima, sapete? La fisicità, ragazzi, come faccio a spiegarvelo meglio. Fi-si-ci-tà.
leo

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