La via Francigena

Guide

Questo percorso, che congiunge Canterbury, fulcro della religiosità britannica e Roma, attraversando Francia, Svizzera ed Italia, si sviluppa prevalentemente in territorio montuoso e presenta, in numerose zone, varianti al percorso, riconducibili però, dopo breve, al medesimo itinerario.
Questo non è un cammino solo fisico, ma è soprattutto spirituale.
Cammino cristologico, scandito dai numerosi riferimenti cristiani presenti lungo il percorso (come le Veroniche, visibili in numerose tappe).
A partire dal 1300, l’idea del pellegrinaggio è molto presente nella religione, con l’avvento del Cristianesimo il cammino diventa metafora di vita.
E’ infatti proprio in quest’anno, che vede nascere il I Giubileo, che vi fu il maggiore sviluppo dei pellegrinaggi.
I fedeli si recano a Roma da tutta l’Europa per ricevere le indulgenze.
Il pellegrino parte con bastone e conchiglia, utili l’uno per sorreggersi, l’altra per bervi l’acqua cui attinge dalle fontane.
Egli chiede ospitalità lungo il cammino, e, per l’interità del suo viaggio, si affida alla sola provvidenza divina.
La ricostruzione di questo percorso, antecedentemente l’anno 1000, si basa sui diari dei pellegrini, il più autorevole dei quali è considerato essere quello di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, il quale la percorse nel 990.
La Via Francigena interseca numerosi altri itinerari mistici.
La percorrenza di essa è anche riscoperta di Cristo e di santi, come Giovanni, Pietro, Paolo, Giacomo.
Quel che ci accingiamo a presentare è dunque uno dei tratti più belli dell’intero tracciato: la verdissima zona del Parmense, intessuta non unicamente di bellezze incontaminatamente bucoliche, ma di altrettanto fiere presenze culturali ed artistiche.
Queste sono intessute così spesso di tale sfavillante trascendenza da incutere, anche nell’osservatore più impassibile, una sorta di ammirato, reverenziale timore, travolgendolo in un vortice di antiche memorie così sapientemente tramandate da trarci, talvolta, nell’errore di farle quasi nostre.

Perché anche nel nostro secolo possiamo essere viandanti.

Berceto

Importante centro situato sulla destra della valle del torrente Manubiola.
Lo sviluppo del paese è da collegarsi alla via di trasferimento che, attraverso l’Appennino, metteva in comunicazione la Pianura Padana con la Toscana e quindi con Roma.
L’arteria assunse particolare importanza nei sec. XI – XIII, quando divenne uno dei principali itinerari per i pellegrini che si recavano a Roma.
Già nei primi anni del VIII secolo il re Liutprando fece costruire, lungo la Strada Romea, sulla cima del monte Bardone quel monastero che fu chiamato Berceto. Nei secoli successivi Berceto fu al centro di aspre contese che portarono al succedersi, nella signoria del borgo, Rossi, Da Correggio, Fieschi, Della Scala.
Il feudo tornò ai Rossi che restarono signori incontrastati fino al 1666., quando fu ceduto per debiti alla Camera Ducale. Il nucleo più antico del Borgo, conserva un patrimonio edilizio di estremo interesse.
Modeste dimore medioevali, Pregevoli edifici rinascimentali, portali, finestre, elementi di arredo urbano: un repertorio degli stili architettonici della montagna parmense nel periodo dal XII al XVII sec.
All’incrocio delle due arterie principali sorge il Duomo.
La costruzione è databile, nell’impianto originario, al XII sec. ma ha subito pesanti rifacimenti nel XV e XIX sec. Rimangono alcune interessanti sculture fra cui la lunetta del portale in facciata e una rara formella.
All’interno del Duomo si conserva una campana di bronzo fusa nel 1497, il ‘piviale di S. Moderanno’ , stoffa lucchese del XII sec. ed una preziosa raccolta di oggetti liturgici.
Negli ultimi anni l’attività turistica tradizionale si è notevolmente sviluppata grazie al forte richiamo delle bellezze naturali e architettoniche, al fascino di una storia millenaria, alla salubrità del clima, alla comodità dei collegamenti stradali e alla bontà di una cucina tipica, che ha nel fungo porcino l’ingrediente d’elezione e per la quale Berceto vanta locali famosi.

Fornovo

Fornovo è situata nel cuore della Val Taro alla confluenza del Ceno col Taro, è un importante nodo stradale e ferroviario.
L’industria è caratterizzata dalla petrolifera e dalle aziende artigiane, mentre l’agricoltura è basata sull’allevamento del bestiame.
Fu municipio romano di particolare importanza per la confluenza di varie arterie viarie che si riunivano nella Via Francigena.
L’antico ponte romano fu distrutto da un’alluvione del 1294. L’attuale ponte è stato costruito nel 1905. Nel sito in cui oggi sorge la chiesa dedicata a Maria Assunta, un tempo vi ere il tempio dedicato a Mercurio.
La chiesa probabilmente fu costruita nel secolo VIII, poiché il re Liutprando con una legge favorì il sorgere di chiese.
Nella facciata si ammirano sculture di particolare effetto, come l‘inferno, l’avaro e due telamoni.
La navata centrale più alta e spaziosa, è illuminata da sei monofore; le colonne sono in pietra di fiume e cotto con capitelli dello stesso impasto; l’esonartece, l’ambone, il portale del lato sinistro furono aggiunti nei secoli XII e XIII.
Il nartece attualmente incorporato al resto della chiesa ha quattro colonne centrali e sei mezzi pilastri, i cui capitelli raffigurano animali e motivi floreali e geometrici.
Le scene della vita di S. Margherita sono scolpite su una lastra di marmo bianco; il rilievo è diviso in otto episodi della vita della santa: davanti ad un prefetto imperiale, in carcere, il suo martirio e la vittoria sul demonio.
Molto importante è il porta cero pasquale in legno scolpito e dorato in figura di angelo opera della metà del XVII secolo.

Collecchio

Tappa significativa lungo la strada Romea, situato a 11 km da Parma nella piana alluvionale del fiume Taro.
All’ingresso del suo abitato un monumentale portale segna l’accesso al parco della Villa Paveri Fontana, sorta alla fine del XVII secolo. Dell’antico borgo è ancora testimonianza la Pieve di S. Prospero, la quale sorgeva sulla via dei pellegrini. Risalente all’ XI secolo, è stata ampliata nel XIII e nel XV secolo ha subito vari restauri.
Nella facciata moderna è rimasto il portale romanico.
Interessanti la Vasca Battesimale (XIII secolo) e la bella formella con il Battesimo di Cristo (XII secolo). Poco distante, circondata da un ampio parco con cedri secolari e piante ad alto fusto, sorge la ottocentesca Villa Nevicati, ora centro civico e sede della Biblioteca Comunale.

Corchia

La frazione di Corchia offre un raro esempio di nucleo medioevale quasi inalterato.
Uno, dieci, forse cento: archi, volte, finestrine ad arco.
Tutti in sasso, tutti in pietra. Anche sotto i piedi pietra e lastroni.
Deliziose piazzette, tutte comunicanti; un’infinità di passaggi, di cunicoli, di viottoli. Questa é Corchia, una frazione del Comune di Berceto. In mezzo ad uno splendido vallone. A meno di mezz’ora di auto da Borgotaro. Pietra, pietra e ancora pietra.
I pavimenti e i ciottolati sono unici: in nessun altro paese dell’Appennino ne ho trovati di così belli, di così finemente lavorati. Archi ribassati e passaggi aerei, come solo qui si possono trovare. Qualche portale, forse medioevale, ormai completamente assorbito dai muri.

Bardone

Antico borgo sulla catena montuosa il cui nome è legato alla fama della storica Via Francigena; questa era la via più breve per raggiungere Roma e la terra Santa passando dalla Gallia e dal Settentrione.
Transitarono per questa via , bizantini e longobardi il vescovo di Rennes Moderanno e l’imperatore Liutprando.
La chiesa di S. Maria, menzionata in una pergamena del 1005 in Archivio Capitolare a Parma, era inizialmente a tre navate di cui resta solo quella centrale.
Sul lato destro della chiesa figura un portale in marmo le cui sculture sono ascrivibili agli inizi del XII secolo. Il campanile risale al sec. XVI.
La “Deposizione della Croce”, racchiusa in cornice scolpita a rose con funzione di paliotto d’altare: raffigura Gesù sostenuto da Nicodemo mentre Giuseppe d’Arimatea toglie l’ultimo chiodo dal legno, la Vergine con due donne gli regge il braccio destro, un angelo caccia Adamo ed Eva con una spada fiammeggiante. Ha gli stessi caratteri stilistici della lastra di S. Margherita a Fornovo.
“Cristo in Gloria” figura tra quattro simboli degli evangelisti ed angeli osannanti che presentano turiboli e torce, mentre uno porge una corona al Redentore.
Un tempo sul rilievo collinare di fronte alla chiesa, dove alcune case occupano il suo posto, sorgeva il castello.
La tradizione vuole che a Bardone fosse aperto uno xenodochio per i pellegrini.

San Pancrazio

Fino al 1943 comune autonomo e oggi legato a Parma, San Pancrazio prende il nome da un’antichissima pieve-ospizio, fondata forse ancor prima del 1000.
Il sito era una delle tappe sulla via Emilia per i pellegrini che si recavano a Roma, e una sosta nella pieve non era solo un momento di preghiera, ma anche un modo per recuperare forze prima di imboccare l’impegnativo tratto transappenninico.
L’attuale parrocchiale si trova nel punto in cui sorgeva la chiesa medievale.
Se qualche traccia di epoca romana è ancora visibile nella parte absidale, la struttura dell’edificio si deve al rifacimento cinquecentesco, mentre del ‘700 sono la facciata e il campanile.
Meglio conservato l’interno, a tre navate scandite da colonne con capitelli corinzi alternati a pilastri compositi; i due capitelli frammentari ai lati dell’altare maggiore risalgono agli inizi del XII secolo.

Talignano

Da Collecchio una deviazione sale a Talignano, alla chiesa di San Biagio documentata dal XIII secolo, con un ospedale annesso, dipendente dall’ordine benedettino di San Roberto di “Ultra Montes” nel Livradois che possedeva anche il monastero di Prelerna, vicino a Solignano, e quello della Rocchetta, alle falde del monte Prinzera, sopra Fornovo, entrambi distrutti.
La lunetta del portale di San Biagio, di mano di maestranze lombarde, è un raro esempio nella scultura romanica italiana di rappresentazione di una “psicostasi”, la pesatura delle anime, frequente nelle chiese d’oltralpe, sulla via di pellegrinaggio di Santiago di Compostela.

Vicofertile

Importante tappa sulla strada dei pellegrini, fornitissima stazione per il rifornimento dei generi alimentari, è un piccolo centro abitato oggi frazione di Parma.
Di particolare interesse la chiesa di San Geminiano che, innalzata tra il XII e il XIII secolo sui resti di una preesistente struttura, ebbe numerosi rifacimenti in età rinascimentale e barocca.
Il suo attuale aspetto romanico si deve allora ad un intervento di restauro novecentesco, voluto per riportare la chiesa alle primitive forme.
All’esterno, originari sono i rilievi del portale sud, opera di ricostruzione è la facciata a capanna a strati alterni di pietra e cotto, mentre una delle tre absidi venne distrutta per innalzare il barocco campanile.
L’interno è a tre navate, definite da pilastri compositi con basamento in pietra e capitelli figurati del XII secolo. Risale alla stessa epoca il fonte battesimale di forma ovoidale e poggiante su capitello: la vasca in calcare bianco presenta figurazioni a rilievo che alludono a cerimonie religiose legate alla sosta dei pellegrini.

Fidenza

Fidenza, per tradizione, fa parte della “bassa zona parmense”: è posta proprio a cavallo della Via Emilia e gravita verso il fiume PO.
E’ centro agricolo-commerciale per cereali, uve e foraggi; industriale per catrame, metallurgia e costruzioni meccaniche, vetreria materiali edili, fertilizzanti ed industrie conserviere e casearie.
Nel 41 a.C. fu insignita,da Ottaviano, della cittadinanza romana come ‘Julia Fidentiae’,in richiamo del dio Fidio. Divenne Municipio nel secolo I a.C.; nel secolo III d.C: decadde, tanto che il nome le venne mutato in “Fidentiola”.
L’imperatore Costantino il Grande la distrusse nel corso della lotta contro Massenzio e nel V secolo di Fidenza non rimasero che delle rovine.
Carlo Magno la creò contea. Dopo il 1000 fu oggetto di lunghe contese tra Parma e Piacenza. Appartenne via via, salvo brevi periodi di libertà, ai Visconti, agli Sforza, ai Pallavicino, ai Farnese, ai Borbone, a Maria Luisa d’Austria.
Significativi elementi monumentali sono il Palazzo Comunale, in stile gotico lombardo; Teatro “Girolamo Magnani”, riccamente decorato all’interno, ad opera dello scenografo fidentino, al quale l’edificio è dedicato; San Michele; la Chiesa della Vergine Madre; il Palazzo delle orsoline.
Impossibile non soffermarsi con particolare attenzione su Porta S. Donnino, collocata strategicamente, nel punto di passaggio della Via Emilia. Era inserita nel XV secolo nella cinta muraria fatta costruire dai Visconti in difesa dell’abitato.
Sotto la porta è stata scoperta, nel 1874, l’arcata di un ponte di origine romana. Sono attualmente in corso lavori di recupero e restauro, che lo renderanno accessibile ai visitatori.

Il Duomo è una preziosa testimonianza di storia. Nei bassorilievi che ne ornano soprattutto la facciata sono espresse riflessioni storiche di notevole portata: dall’affermazione dei privilegi accordati dall’Imperatore e dal Papa alla Cattedrale, al prestigio del Prevosto Arciprete di San Donnino, all’accostamento tra potere imperiale e potere papale.
La Cattedrale è dedicata a San Donnino martire, Patrono della città di Fidenza e della Diocesi che da essa prende il nome.

Casola

Il paese è distribuito sul versante orientale del monte Cassio.
L’economia è basata sul lavoro dei campi e sul pascolo, l’unica industria è quella delle confezioni Etom.
Nel sito in cui ora sorge la chiesa, nel XIII secolo, sorgeva il castello di Ravarano di cui erano signori i Pallavicino; già nel 1500 era in rovina.
La chiesa di S. Apollinare,chiamata nel 1230, “del monte”, sotto la giurisdizione della pieve di Bardone, sorgeva presso la Via Francigena, fu abbandonata nel 1568 e successivamente ricostruita come ora si presenta.

Cassio

A Cassio la struttura urbanistica è di impianto medievale, sviluppata sulla via Francigena, con unità edilizie affiancate, ampliamente rinnovate nel corso dei secoli, soprattutto nell’Ottocento dagli scalpellini specializzati nella lavorazione dell’arenaria locale.
Il carattere pubblico della strada era sottolineato dalla lastricatura e dalle botteghe artigiane ai piani terreni delle case.
La chiesa risale alla ricostruzione seicentesca di una cappella dedicata a Santa Maria Assunta, nella quale degni di nota sono i quattrocenteschi affreschi raffiguranti San Giovanni Battista e San Benedetto. Interessante è la conformazione geologica dei Salti del Diavolo disposta trasversalmente alla val Baganza per circa cinque chilometri.

Terenzo

Il paese sorge sulle pendici settentrionali del monte Croce, a sinistra dello Sporzana.
Di essi si ha notizia dal 948 per il privilegio di Re Lotario a Mainfredo.
Una pergamena del 1218 contiene deposizioni di testimoni addotti circa l’appartenenza di alcune terre, tra cui Terenzo, controversia terminata in favore della Chiesa parmense con sentenza di Onorio III.
La chiesa di Terenzo è dedicata a Santo Stefano, nel 1141 dipendeva dal Capitolo della Cattedrale di Parma, nel 1297 una grossa frana distrusse il paese e la chiesa, quella attuale è settecentesca.
Un importante cimelio romanico è la croce in bronzo dorato, raffigurante, nella parte anteriore Cristo, al centro, incoronato, con il viso atteggiato a dolcezza; nel braccio orizzontale di sinistra vi è il busto della Madonna e, in quello di destra, il busto di San Giovanni; sotto i piedi del Crocifisso s’intravede una serpe con testa orecchiuta e muso di belva.
Nella parte posteriore, in altro, sta l’aquila con quattro zampe ed ali; a sinistra l’angelo con un libro, a destra un’altra aquila in bronzo, il bue alato e, al centro, l’Agnello Crociato.
Nel 1355 l’Imperatore Carlo IV, dopo aver percorso tra il 1340 e il 1356 la via Romea di Bardone ed assoggettato al suo impero parte del territorio, si fece costruire una villa imperiale con annessa la Cappella di Santa Maria, scomparsa nel XVII secolo.
A Terenzo l’agricoltura è l’attività principale, l’industria è rappresentata da un’azienda di confezioni ed è sede di turismo estivo.

Di la tua:

Lascia un commento

Abbiamo parlato anche di:

Amici e Sentimenti Annunci Attualità e Società Casa e Giardino Cellulari e Telefonia Cibi e Bevande Cinema Città Dibattito diMartedì Eco e Natura Economia e Finanza Editoriale Feste ed Eventi Foto Fun Guide Internet e Tecnologia Intrattenimento Lavoro Moda e Bellezza Motori Musei Musica Parma PodCast Politica Promo Salute e Benessere Scienza Scrittori e Artisti Sport Turismo e Viaggi Tv Utilità Valtaro

AmiciAmici (www.amiciamici.com) è un © di Gian Marco Tedaldi. Non vi è una periodicità fissa, gli aggiornamenti avvengono quando si ha materiale, tempo e voglia. Non ci si assume la responsabilità per inesattezze o per danni derivati dall'uso di questo sito. Inoltre i collegamenti a siti esterni, i contenuti reperiti da altri siti e/o i video proposti non sono collegati a questo sito e non ne condividono per forza le idee e le convinzioni. Non ci si assume le responsabilità di violazioni a leggi o copyright da parte di terze parti inserite come contenuti aggiuntivi a questo sito. Ogni autore, sia di articoli che di commenti, si assume ogni responsabilità civile e penale di quanto scritto.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Con il contributo di BKTPGroup.com Web Agency a Parma offre la sua consulenza su Social Network, SEO, WordPress, Magento, E-Commerce e marketing

Made with in ValTaro