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Il Parmigianino

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Il Parmigianino - La schiava turcaIl Parmigianino (vero nome Francesco Mazzola o Mazzuoli) fu un famoso pittore manierista e un alchimista del ‘500; nacque l’11 gennaio 1503 a Parma e morì il 24 agosto 1540.
I suoi dipinti – riguardanti temi religiosi, mitologici e letterari – sono caratterizzati da un’attenzione particolare e da una curiosità sperimentale per le materie e le tecniche adoperate, sicuramente all’avanguardia rispetto al suo tempo.

La sua vicenda umana e artistica è stata raccontata da un illustre biografo di artisti rinascimentali, il Vasari. Per Stendhal è stato “il più grande pittore di Parma dopo il divino Correggio”.

Nato da una famiglia di artisti di Pontremoli trasferitasi successivamente a Parma, Francesco Mazzola, perse il padre Filippo, che era un pittore, quando aveva appena due anni.
Crebbe così sotto la tutela degli zii Pier Ilario e Michele, anch’essi noti pittori, e con la loro protezione e il loro insegnamento iniziò a dipingere fin da giovanissimo nella bottega di famiglia.

Probabilmente è del 1519 il suo incontro e l’inizio di una collaborazione con il Correggio, testimoniata dal putto di sinistra dell’arco nord della cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista, attribuito appunto al Parmigianino; in quel particolare si vede già l’impronta di finezza e personalità dell’artista.

Lo stile pittorico del Parmigianino si distinse subito, suscitando – pare – anche l’invidia del suo maestro, il Correggio; la sua grazia pittorica e la finezza dei tratti dei personaggi che dipinse sono unici e gli diedero una notorietà che gli aprì le porte di Roma.
Qui ha modo di recarsi nella seconda metà del 1524 per cercare libertà e successo, portando con sé, quale referenza, un proprio autoritratto (l’ autoritratto allo specchio conservato al Museo di Vienna, stupefacente per la sua perfezione).

A Roma, Parmigianino ha modo così di conoscere l’arte di Raffaello e Michelangelo e resta abbagliato dalla loro bravura.
Rimane però turbato dalle conseguenze del famigerato Sacco di Roma del 1527 a cui fu sottoposta la città sia da parte dei lanzichenecchi che degli spagnoli i quali portarono distruzione e morte nonché la deturpazione, per vandalismo, di alcune opere pittoriche ed affreschi.

Sconvolto da questi fatti, Parmigianino, vedendo precluse le porte del successo, abbandona così Roma e si reca a Bologna dove passa un periodo ricco di lavoro; è di questo periodo il famoso dipinto di Carlo V. Ritorna poi a Parma per eseguire gli affreschi del sottoarco e del catino absidale nella chiesa di Santa Maria della Steccata.

È a questo punto che inizia a dedicarsi all’alchimia, cercando ossessivamente di trasformare il mercurio in oro; trascurando i lavori pittorici commissionatigli, perdeva quella concentrazione artistica che non gli era mai mancata prima.
Alla perdita del lavoro si aggiunge una richiesta di carcerazione, appunto per non aver mantenuto fede agli impegni. Nel 1539 per sfuggire al carcere si rifugia a Casalmaggiore, dove morirà di lì a poco colpito da una febbre che in pochi giorni lo porterà alla morte.
Verrà sepolto nella chiesa della Fontana de’ frati de’ Servi, nudo e con una croce sul petto, come lui stesso aveva voluto.

La sofferenza del suo ultimo periodo di vita la si può vedere nell’autoritratto esposto nella Galleria Nazionale di Parma.

Fra le sue opere più note vi sono la pala d’altare Visione di San Girolamo (1525-1527, conservata alla National Gallery di Londra), e i dipinti Madonna dal collo lungo (1535, Firenze, Galleria degli Uffizi); La schiava turca (1530, Parma, Pinacoteca); Madonna della rosa (1531, Dresda, Gemäldegalerie); Santa Margherita (1529 circa, Bologna, Accademia).

In occasione del cinquecentenario della nascita, al Parmigianino è stata dedicata nel maggio 2003 – dapprima a Parma, sua città natale e dopo a Vienna – una importante mostra commemorativa.

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