Controlli del fisco sul conto corrente: come funzionerà il nuovo algoritmo

Economia e Finanza

Il Fisco ha concluso la messa a punto del suo nuovo algoritmo, sarà operativo dal prossimo mese di Aprile 2020 per scansionare i conti correnti degli italiani alla ricerca di possibili evasori. Il piano anti evasione fiscale, iniziato con la Legge di Bilancio 2020 e confermato dal Decreto Legge n. 124 del 26 Ottobre del 2019, ha sancito nuovi poteri per l’Agenzia delle Entrate: a rischio la privacy degli utenti. Si tratta dell’elaborazione di un sistema sofisticato di cui vi forniamo tutti i dettagli.

L’algoritmo del Fisco e i controlli selettivi: ecco come opererà

L’algoritmo messo a punto dai tecnici dell’autorità tributaria sarà in grado di effettuare un parallelismo tra i conti correnti degli utenti e le dichiarazioni rese dagli stessi nel Modello Redditi. L’oggetto del controllo come riporta il sito www.contocorrentezerospese.net saranno i dati contenuti nel conto corrente: giacenze, depositi, versamenti, bonifici in entrata o in uscita, e tutte le altre possibili operazioni effettuate. Se l’esito del vaglio sarà difforme alla dichiarazione dei redditi scatterà la fase di approfondimento. Si tratta, dunque, di veri e propri controlli selettivi grazie ai quali il Fisco potrà incrociare le informazioni contenute nell’Archivio bancario dei rapporti finanziari, con quelle riportate nell’Anagrafe Tributaria. Ne consegue che l’Agenzia delle Entrate avrà accesso a tutte le banche dati collegate al contribuente, per verificare le movimentazioni e i saldi di tutti i rapporti finanziari in essere.

L’algoritmo opera ad integrazione del SID – Sistema di Interscambio Dati

Il vaglio del software fiscale si avvale di una fitta rete di informazioni pervenute dal Sistema Interbancario Dati. Il programma anti evasione tributaria aveva già iniziato ad operare nel 2011. Secondo le disposizioni attuative dell’articolo 11, 2° e 3° comma, del Decreto Legge n.201/2011, successivamente convertito in Legge 214/2011, l’Agenzia delle Entrate ha istituito un’anagrafe tributaria automatica. A partire da Gennaio 2012, infatti, tutti gli istituti bancari e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di inviare in automatico al Fisco dettagliate comunicazioni, con cadenza mensile e annuale, a seconda dei casi. A partire dai dati anagrafici del soggetto, le indicazioni riguardano anche il ruolo specifico assunto all’interno del rapporto finanziario, incluse tutte le movimentazioni in conto, ed extra conto, corrente. La licenza del controllo full in oggetto potrebbe però causare seri problemi di privacy.

Super poteri del Fisco e tutela della privacy: un legame difficile?

Com’è stato opportunamente rilevato, l’Agenzia delle Entrate alla luce delle recenti novità legislative ha ottenuto un potere non indifferente, non adeguatamente circoscritto da altrettante norme a tutela della privacy. Si tratta di un bilanciamento difficile da operare se pensiamo che da un lato esiste la corretta e impellente necessità di combattere la preoccupante evasione fiscale che attanaglia il nostro Paese, e dall’altro l’esigenza di salvaguardare i propri diritti di riservatezza.

Tra le tecniche di cifratura dei dati sensibili, di cui si è vociferato, è apparsa la Pseudonimizzazione: una particolare forma di lettura dei dati che impedirebbe di risalire all’identificazione del soggetto. Non è di questo parere, però, il Garante della Privacy che, nella persona di Antonello Santoro, ha sottolineato che la pseudonimizzazione non tutela la privacy, in quanto permette l’identificazione del soggetto al contrario delle credenze comuni. L’Autorità Garante dei Dati Personali ha scelto dunque un’altra strada, chiedendo al Fisco di redigere un elenco dettagliato dei diritti che subiranno delle limitazioni per via delle nuove procedure di controllo.

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