
berceto
Signor Direttore,
siamo qui, come Sindaci, ad affrontare una serie di disservizi che in montagna sono sempre esistiti ma ora, con l’accelerazione, delle tecnologie e dell’informatica, diventano insopportabili e considerati odiosi perché “facilmente” risolvibili sul piano tecnico.
Basterebbe un po’ di buona volontà.
Le persone, invece, sono costrette a scappare, nuovamente, dalla montagna oltre che vedere la montagna perdere ulteriori occasioni per essere ripopolata se potesse usufruire proprio delle moderne tecnologie che favorirebbero il così detto tele-lavoro.
La stampa, e il suo giornale in particolare, sono diventati l’unico strumento che può farci interloquire con il “potere” essendo venuto a mancare, anche per effetto del sistema elettorale, un rapporto cogente con i Parlamentari ed è aumentato un disgustoso, disinteresse, di tutti, per chi chiede aiuto.
E’ saltato, insomma, il rapporto di collaborazione tra Istituzioni.
Scrivere e protestare, ad esempio, presso gli uffici preposti, per la pessima ricezione dei canali televisivi e i peggioramenti riscontrati dopo il digitale terrestre, risulta impossibile per le barriere che si ergono contro le persone/utenti e i piccoli Comuni.
Ottenere ascolto, ad esempio, dalla Telecom per “pretendere” gli indispensabili investimenti che possono garantire la connessione veloce a internet, diventa stomachevole e anche le persone che vivono in montagna sono “bruciate” sull’altare dei profitti come se fosse la cosa più equa del mondo.
Pretendere che lo Stato, come sta avvenendo con la riorganizzazione delle Poste, non arrivi a danneggiare, scientemente, la montagna obbligando i postini residenti a fuggire in centri più popolosi scelti come sede di supporto alle così dette tecnologie (la posta, ad esempio, non arriva più a Berceto e i postini di Berceto, a loro spese, prima dell’orario di lavoro, debbono raggiungere Borgotaro, smistare la loro posta e tornare nel Comune di Berceto a distribuirla) pare tempo perso e la discussione rafforza la sensazione, molto sgradevole, che lo Stato sia un nemico da cui guardarsi e doverosamente combattere per lasciare acceso lo stoppino della speranza.
Se la politica, invece d’essere ostaggio di affamatori e aguzzini del popolo e della democrazia, fosse svolta da chi, per davvero, vuole servire il popolo, saprebbe far beneficiare per primi, delle nuove tecnologie come internet e l’informatica in genere, quanti vivono zone disagiate e poco servite dalle tradizionali infrastrutture come le strade.
La politica, insomma, metterebbe le nuove tecnologie al servizio dei più deboli e non le lascerebbe solo in mano ai forti attraverso il mercato e la forza dei numeri.
Era questa, è questa, l’occasione per realizzare, dopo miliardi di sole parole, il riequilibrio territoriale.
Caro direttore, cari giornali, aiutateci in queste battaglie.
Dateci voce.
Grazie, Luigi Lucchi Sindaco di Berceto

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.