
europa
Hanno costruito un’Europa dei burocrati e finanzieri.
I cittadini sono sempre più poveri e disperati e la ricchezza, soprattutto quella prodotta dalla finanza, dall’Economia di carta, che non produce nulla per le persone, è concentrata in poche mani.
Ricchezze enormi, inimmaginabili, solo per poche persone che si possono contare sulle dita di una mano.
L’Europa, che ho desiderato e amato, non c’è e quella che esiste mi fa paura perché ha iniziato e condotto una guerra, una vera e propria guerra forse senza bombe ma con morti, macerie e dolori. Sono i cittadini, le persone, come sempre, che possono bloccare le nefandezze e cambiare le cose. Serve la voglia d’essere gli artefici del nostro futuro che è anche un dovere e serve avere orizzonti luminosi che sono utopia ma mai demagogia.
Senza l’utopia e il sogno, non si immaginano gli obiettivi, e per questo non si raggiungono i traguardi.
Sulle questioni politiche, oltre all’ambizione di contribuire a ridurre i dolori evitabili, ho il desiderio ben espresso in questo breve discorso di BOB KENNEDY.
Lo ha pronunciato il 18 marzo del 1968 ed è profetico. L’anno successivo, inizio di tutti i nostri guai, è stato assegnato il 1° Premio Nobel per l’economia trasformando questa scienza sociale in una scienza esatta e dando, conseguentemente, rilievo a un mezzo dell’uomo trasformandolo in un fine. Questa nefasta scelta del 1969 è stata rafforzata, nel malvagio errore, nell’attribuire, nel 1978, il 1° Premio Nobel per la Finanza elevando questa pratica a branchia economica che produce povertà, disuguaglianze, uccide l’economia reale, le persone e impoverisce tutti.
Tutti poveri e pochi, pochissimi ricchi sempre più ricchi.
Il 9 Maggio, festa dell’Europa, con diversi cittadini che vogliono essere artefici del proprio destino, mi piacerebbe, con loro in pullman, andare a ROMA davanti alle AMBASCIATE di:
IRLANDA, PORTOGALLO, GRECIA E CIPRO, per portare la solidarietà dei cittadini Europei che anche noi rappresentiamo.
Questo gesto è particolarmente necessario per costruire, come vogliamo, l’Europa dei cittadini e poi ricordiamoci:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
LE PAROLE DI BOB KENNEDY PER I TECNICI
Siamo sicuri che le parole più importanti siano “spread” o “PIL”?
Il 18 marzo 1968, tre mesi prima di essere assassinato, Robert Kennedy tenne all’Università del Kansas il discorso che segue. Noi lo pubblichiamo con l’augurio che queste parole rinfreschino la mente e ispirino l’azione di tutti i politici al servizio della nazione: per un governo di persone argute, coraggiose, sagge e competenti, che nel linguaggio con cui si rivolgono ai cittadini riflettano chiarezza e onestà di pensiero.
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow–Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo.
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade, dalle carneficine dei fine settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onesta dei nostri dipendenti pubblici.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani”.

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