Ripartire dai Comuni

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Ho partecipato all’udienza conoscitiva, in Regione, sulla proposta di Legge n. 168 licenziata dalla Giunta Regionale il 29 novembre 2012 e pronta per iniziare l’iter del Consiglio Regionale, blindata dalla maggioranza, già dal 12 dicembre.

E’ la normativa che vorrebbe, ad esempio, l’Unione dei Comuni, in modo anche coattivo. Per la mia zona l’ambito ritenuto ottimale è quello del distretto sanitario quindi i 15 comuni della Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno più Medesano.

Sedici Comuni. Ritengo che nessuno, detrattori o estimatori, per la mia storia politica, possa ritenermi né un qualunquista, né un reazionario. Mi piace innovare sempre, percorrere nuove strade e non essere mai conformista quindi non sono mai stato un opportunista tanto è vero che sono rimasto Socialista e addirittura Craxiano dal 1992 quando su Craxi s’è scatenato di tutto compreso il tradimento degli amici e dei beneficiati. Prima, quando Craxi era in auge, ero Achilliano e Lombardiano.

Ritengo questa proposta di Legge, addirittura peggiorativa rispetto alle proposte del Governo, antiquata e “salvacasta”. Non si vogliono toccare i veri sprechi, privilegi, della politica, delle Istituzioni mangiasoldi, dei carrozzoni pubblici e allora si gettano in pasto all’opinione pubblica arrabbiata, demoralizzata, preoccupata, queste pseudo riforme raffazzonate che restringono il campo della democrazia e non portano a nessun risparmio, al contrario, aumenteranno la burocrazia e i costi riducendo i servizi ai cittadini. Basterebbe chiedere ad amministratori intellettualmente onesti che fanno già parte delle Unioni dei Comuni (più burocrazia e tempo decisionale, più dirigenti da pagare, più revisori dei conti, bilanci pubblici sdoppiati). Questi pseudo riformatori sperano che nessuno faccia rilevare o ricordare che abbiamo già chiari esempi, nel recente passato, di queste raffazzonate razionalizzazioni.

Tutte sono state presentate come un toccasana per i cittadini fruitori. Ricordo la razionalizzazione delle ferrovie con l’abbandono e chiusura delle stazioni. Ricordo la razionalizzazione delle Poste con la chiusura di tanti uffici postali. Per scendere a esempi più vicini a noi ricordo l’obbligo di gestire, in forma associata, la distribuzione dell’acqua e la sua depurazione o la raccolta e smaltimento rifiuti. I risultati sono che nelle stazioni non c’è più personale ma neppure i servizi igienici e in molte neanche il riscaldamento. Gli uffici postali chiudono in quasi tutti i paesi obbligando a fare chilometri per ritirare la pensione. L’acqua è aumentata del 250%, le società pubbliche che la gestiscono sono piene di debiti e i Comuni hanno subito, per non gestire questa risorsa, danni erariali, come nel caso di Berceto, per oltre 2.000.000 (duemilioni) di euro. Anche il costo per raccogliere i rifiuti è aumentato di molto e la raccolta differenziata era una chimera.

Sempre Berceto è stato derubato con sopra- fatturazioni del 35% che vuol significare l’aver sottratto ai bercetesi oltre 1.000.000 (unmilione) di euro con un pessimo servizio e percentuali di raccolta differenziata fittizie stabilite a tavolino. La politica sarà anche l’arte del compromesso ma certamente, credetemi, non si presta alle scorciatoie. L’Italia tenta sempre d’imboccare le scorciatoie. Da quando ero ragazzo ho sempre visto seguire i pifferai magici che le proponevano. Ai miei tempi era di moda Almirante, poi i radicali, successivamente la Lega Nord e forse ora Beppe Grillo. Oltre ai pifferai dell’antisistema ci sono ovviamente anche quelli del sistema come lo sono stati Berlusconi, Prodi e Oscar Luigi Scalfaro.

Non credevo nell’attuale Parlamento, come del resto non ho creduto a quelli che si sono succeduti dal 1980 e non crederò al prossimo, capaci di realizzare le grandi riforme di cui l’Italia, da oltre 32 anni, ha bisogno. Se smettiamo di agognare le scorciatoie ci renderemmo conto che la strada maestra, per il riordino Istituzionale e la ripartenza dell’Italia, è la Costituente. Una Costituente eletta con sistema proporzionale con 12 mesi di tempo per redigere e proporre a referendum popolare una nuova Costituzione che non tocchi la parte dei principi fondanti ma che attui il riordino Istituzionale, l’eliminazione di milioni di Leggi che fannocrescere a dismisura il costo per qualsiasi pratica e ci rendono, in definitiva, un Paese senza Legge essendo queste in numero spropositato e contrastanti.

I componenti dell’Assemblea Costituente, terminato il loro lavoro, non dovranno né svolgere attività politica, né professionale e vivranno con un vitalizio che vuol dire soldi della collettività ben spesi perché li avrà resi liberi di fare norme e Leggi veramente utili alla collettività. Io voterò quei candidati che proporranno, ad esempio, testi unici per qualsiasi settore, l’eliminazione della Banca d’Italia essendoci quella Europea, il divieto di costituire organi di secondo grado non elettivi, l’eliminazione delle Prefetture, lo stipendio e i privilegi dei Parlamentari uniformati a quelli degli altri Paesi Europei compreso il costo del Quirinale e del Parlamento, regole per i Sindacati e i Partiti, un unico canale televisivo pagato con il canone e senza pubblicità, lo stipendio e la liquidazione per qualsiasi dirigente mai superiore a dieci volte a quello dell’operaio e idem per le pensioni massime mai superiori a dieci volte di quelle minime.

Vorrei anche un sistema di difesa Europeo con la riduzione di generali e graduati oltre che del costo per gli armamenti e mi piacerebbe che fosse ridotto e di molto il numero delle persone in divisa, facile bersaglio della criminalità, ma ben remunerati e in attività, con l’obbligo di non sposarsi, solo per 12/15 anni e poi in pensione a 35 anni. Debbono, però, lavorare fuori dalle caserme e dagli uffici. Contrastare la crescente criminalità anche se la si definisce, eufemisticamente, micro-criminalità. Come vorrei ridotto il numero degli insegnanti ma ovviamente ben pagati e meno addetti alle scartoffie e molto di più all’insegnamento, anche otto ore al giorno, e all’aggiornamento. Lascerei le Province come le abbiamo conosciute togliendo tutte quelle istituite dopo il 1955 oltre a togliere quelle dei capoluoghi di Regione. Anche le Regioni andrebbero ridotte a 5 e nessuna dovrebbe essere a Statuto speciale.

I cittadini debbono poter scegliere i loro rappresentanti. Si rimane in Europa solo se questa diventa un’Unione di Stati guidati dalla politica eletta e non dalle banche e dalla finanza. Con queste riforme ci sarà un notevole risparmio che vorrei dedicare per ridurre il vero grande problema che rimarrebbe all’Italia: l’enorme debito pubblico. Così grande che neppure riusciamo a concepire e che Piero Angela, per farlo percepire, ha ipotizzato di mettere in fila monete da cento euro, non in modo verticale ma orizzontale, stabilendo quante migliaia di volte coprirebbero la distanza dalla terra alla luna.

Ogni cittadino italiano, dal neonato al centenario, per ripianare il debito pubblico, dovrebbe versare 36.000 euro escluso il debito degli Enti locali. Il contenimento o la riduzione del debito pubblico è un imperativo che si dovrà assolvere e per certo, ormai, si dovrebbe sapere che la maggior parte dei cittadini non è più in grado di farvi fronte con ulteriori aumenti delle tasse in qualsiasi forma si presentino. Questo mi fa pensare che i Comuni risulteranno, anche quelli piccoli, sempre più importanti per mantenere la democrazia, il rapporto cittadini Istituzioni e soprattutto per organizzare i servizi e far fronte alle sfide vere del nostro tempo che sono legate alle questioni ambientali e dei cambiamenti climatici oltre che il ritorno di malattie che parevano scomparse e che sono legate al tenore di vita e alle condizioni igieniche. Come Sindaco sto prefigurando, visto la scarsità, destinata a durare per il debito pubblico che siamo costretti a fronteggiare, delle risorse pubbliche la linea del Piave dove attestarci. Ritengo che i Comuni non avranno più risorse né dallo Stato, né dalle Regioni e neppure dalle Province. Il Sindaco dovrà reinterpretare il suo ruolo e anche se fosse stato un bravo Sindaco del fare dovrà diventare un Sindaco del far fare attraverso l’organizzazione e il coinvolgimento dei cittadini.

Dal fare con soldi pubblici al far fare con soldi e investimenti dei privati e con l’utilizzo delle risorse del territorio si può intuire l’importanza dei Comuni, anche di quelli piccoli e la rivoluzione che deve avvenire nella macchina amministrativa affidata, oggi, a personale solitamente demotivato. Il rapporto con il cittadino dovrà essere strettissimo proprio al contrario di quanto si può prefigurare con l’Unione dei Comuni. Allo Stato e alla Regione si dovrà dire che se non ci danno soldi tolgano almeno lacci e laccioli burocratici e ci permettano di usare le nostre risorse. I servizi, come detta la Costituzione, debbono essere organizzati dai singoli Comuni che per farvi fronte dovranno imboccare la strada delle Cooperative di Comunità incentivando e organizzando il volontariato in ogni settore. Si tornerà alle giornate di prestazione e alla leva comunale per i ragazzi.

L’imperativo, visto le persone deboli che abitano il nostro territorio, come gli anziani, è quello che i servizi non solo vanno mantenuti ma devono essere accresciuti. Abbiamo, in montagna, ingenti risorse che vanno utilizzate per la collettività come le energie rinnovabili, l’acqua, immensi territori abbandonati (Berceto ha 131kmq.).

Oggi si guarda unicamente al numero degli abitanti ma è gioco forza, visto i cambiamenti climatici, interessarsi del territorio e tornare a governarlo.Serve un consorzio tra tutti i proprietari (nel caso di Berceto oltre 5.000 persone) per arrivare a fare politiche selvo- pastorali capaci di alimentare caldaie per il teleriscaldamento e la produzione di energia elettrica. I nostri territori, inoltre, si prestano per diventare riserve di caccia e pesca comunali e garantire risorse per governare il territorio.

Dall’esperienza fatta sul campo, in questi anni, come Sindaco, ho la certezza che la riforma che vuole la Regione per Unire i Comuni, porterà solo maggiori costi e ulteriori disagi ai cittadini. Se non avremo, e non li avremo, più soldi dallo Stato e dalla Regione, l’organizzazione della Comunità diventa indispensabile e allora tutti comprenderanno che il lavoro, pressoché da volontari, del Sindaco, della Giunta e dei Consiglieri Comunali, sarà sempre più prezioso come guida, riferimento dei cittadini che formeranno la Comunità e affronteranno uniti le sfide che ci attendono.

Luigi Lucchi Sindaco

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