Il Futuro Sconfiggerà la Crisi

Attualità e Società Politica
lucchi e pivetti

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Signor direttore, quando abbiamo la sfortuna di mangiare male in un ristorante questo ci risulterà sempre caro indipendentemente dal conto pagato. Quando ne parliamo agli amici, però, sottolineiamo maggiormente la pessima qualità del cibo piuttosto che l’esosità del conto o almeno il conto è posto molto il relazione con la qualità del cibo che ci hanno o ci volevano propinare. Ebbene ho l’impressione che per la maggioranza dei cittadini, la così detta società civile, ci sia piu’ impegno d’analisi per un insignificante cattivo pranzo al ristorante rispetto alla sbrigativa conclusione sulla situazione politica: l’approfondita correlazione tra la qualità del cibo e il conto mentre per la classe politica si arriva solo a sottolineare il suo costo abnorme, i privilegi, il ruolo di casta e non si sottolinea a sufficienza la pessima qualità del “lavoro” politico. Così facendo, a mio avviso, si corre il rischio d’imboccare o continuare a percorrere, a grandi passi, una strada sbagliata e prevedibilmente sbagliata. Non diamo nessun segnale concreto e non dimostriamo, come cittadini, d’avere il diritto, il sacrosanto diritto di uomini liberi, d’essere governati da leggi giuste, efficaci, eque che il popolo Sovrano, attraverso i suoi rappresentanti, legifera per il bene comune. Ci comportiamo, insomma, come dei servi, degli schiavi, che si ribellano e ovviamente come schiavi, come servi, potremmo essere accontentati solo in un certo modo con piccole elargizioni, sempre avvenute in passato e che tra l’altro non potranno piu’ avvenire in futuro visto che lo sperpero di denaro pubblico ci sta portando alla bancarotta. Rinunciamo, a priori, a ottenere quanto ci spetta da uomini liberi, da popolo Sovrano, e corriamo il rischio, com’è sempre avvenuto in passato, di cambiare solo “padrone” e solitamente lasciandoci “corrompere” da colui che apparentemente sembra più carismatico, buono, capace di comandarci secondo la nostra cattiva coscienza civica, scoprendo poi che è peggio di coloro che lo hanno preceduto. La DEMOCRAZIA, invece, richiede ben altro ruolo per ogni singolo cittadino che compone, con gli altri, il popolo Sovrano. La Democrazia nasce per avere un popolo di cittadini e non più di servi e di schiavi. Il vero problema, allora, non è il conto del ristorante ma la qualità delle pietanze e questo, come detto, lo capiamo benissimo, tutti, parlando dell’insignificante cattivo pasto. Perché non lo capiamo, invece, per la politica, per la classe politica che è ben più importante, per la nostra vita, di un pranzo cattivo? Non credo nelle dietrologie, nei grandi disegni fatti in luoghi loschi da persone losche che vogliono dominare noi poveri uomini normali, ma sembra che tutto giochi a favore dell’eliminare l’unico strumento che può guidare una Nazione civile e democratica: la politica. Prendiamocela con i cattivi politici che già la classificazione di cattivi li radia dall’essere politici e con le cattive leggi, le vergognose omissioni, ma nel contempo, per tutelare tutti e soprattutto la democrazia, esaltiamo il ruolo della politica, il primato della politica. Non lo dico da bastian contrario ma perché profondamente convinto e certo che se ognuno riflettesse un attimo arriverebbe alla mia stessa conclusione affermo, seppur innamorato della politica e convinto fautore del suo primato, che sarei in grado, e a ragione, d’aggiungere a una lunga lista di meritati insulti e carenze della classe politica, sia di destra che di sinistra che di centro, altre miglia d’insulti e carenze rispetto al più accanito fautore dell’antipolitica. Nonostante questo, e dopo questa lunga aggiunta, da parte mia, d’insulti e carenze sosterrei e sostengo che la classe politica, rispetto a ogni altra classe che compone la società italiana, resta la migliore e questo ci dà la misura, se non altro a me, dello schifo di cui siamo circondati, del nostro dramma d’italiani, del nostro desiderio di fuga dal nostro Paese. Ovvio che non è giusto fare di tutta l’erba un fascio e ci saranno e ci sono medici bravissimi, giudici bravissimi, industriali bravissimi, contestatori bravissimi, giornalisti bravissimi, avvocati bravissimi, impiegati bravissimi, operai bravissimi, pensionati bravissimi, artigiani bravissimi, commercianti bravissimi ecc. ecc. ma non vorrei un Governo di medici, di giudici, di avvocati, di finanzieri, d’imprenditori ecc. Se non serve e non è giusto generalizzare per le altre classi, perché si generalizza per i politici e la politica? Io non lo faccio e non potrei farlo perché, con orgoglio, sono appassionato di politica da quando ero bambino, sono socialista e tale resto, sono stato assessore provinciale e ora sindaco di Berceto e pur praticando, nei miei confronti, come deve essere, una nota di autoironia e di severità che mi rende sempre insoddisfatto per quanto sono riuscito a realizzare, sono certo d’essermi sempre applicato con il massimo delle mie capacità, con tenacia e cercando d’avere idee innovative per poter dimostrare, sempre, che i problemi hanno delle soluzioni.
Compito, questo, che demando, prevalentemente, all’azione politica e alla classe dirigente. Come vede, tra le qualità che mi attribuisco non ho posto l’onestà anche se credo di non aver neppure mai accettato un caffè se visto come uno scambio di favori. Chi ama la politica e vuole fare politica non ruba e non ha mai rubato. Come faccio io, statene certi, sono migliaia, anche in Italia, le persone politiche che si comportano analogamente e che a ben vedere non hanno voce o hanno un seguito limitato. Salvo rimpiangerlo decenni dopo, infatti, l’Italia, ha neutralizzato De Gasperi già nel 1953 accusandolo della Legge truffa, successivamente Fanfani, poi Craxi e l’Amato del 1992. Ha neutralizzato, insomma, tutti coloro che volevano cambiare davvero e in meglio affidandosi sempre, come adesso, sia per la maggioranza che per l’opposizione, a dei demagoghi. Non siamo predisposti, in Italia, né in famiglia, né a scuola, né in società, ad educare nel valutare il consenso (scegliere con senso). Si vota, solitamente, in modo superficiale, sia quando vince la così detta destra che quando vince la così detta sinistra e si pone più attenzione nello scegliere un paio di scarpe che un Sindaco, un Presidente di Provincia e Regione e un Parlamentare. Ora i parlamentari neppure più li scegliamo, neppure superficialmente, ma ce li nominano persone che non chiedono il voto del popolo Sovrano e molte volte neppure il voto dei loro iscritti di partito per svolgere questa funzione di despoti: i segretari di partito. Segretari di partito che neppure piu’ hanno i partiti visto che questi li abbiamo gettati come si getta, da irresponsabili, il bambino con l’acqua sporca nei primi anni novanta. E’ facile prevedere che anche questa volta, almeno in Italia, non coglieremo la grande occasione di cambiamento che la crisi economica e sociale offre. A ben vedere stiamo ripercorrendo pedissequamente le stesse strade sbagliate iniziate nel 1991 quando l’on. Mario Segni aveva acceso la speranza di cambiare tutto con il referendum abrogativo sulle preferenze. Anche adesso sono state presentate le firme per un referendum e ironia della sorte tra i fautori c’è sempre un sardo. Non Segni ma Parisi. Questo referendum non avrà la capacità di peggiorare le cose visto come siamo messi ma è significativo costatare che quanto già visto e vissuto non porti a nessuna riflessione, non porti a ricercare strade nuove.
Il nostro Paese è marcio, fermo, in recessione e non è irriguardoso il paragonare l’oggi ai tempi dell’immediato dopoguerra quando oltre le macerie, il dolore per i morti, la distruzione d’intere generazioni di giovani mandati in guerra c’era da ricostruire l’animo di ogni cittadino e serviva speranza.
Allora, con slancio, hanno seguito la strada maestra scegliendo la Repubblica, un sistema democratico e chiamando tutti, per la prima volta, a votare la COSTITUENTE.
Ecco se siamo consapevoli della gravità della situazione, se vogliamo vivere in un sistema democratico si deve tornare ad eleggere una Costituente.
Va fatto con il sistema proporzionale e deve essere fissato il tempo. Sono sufficienti 12 mesi di buon lavoro per adeguare l’Italia agli altri paesi Europei con vere riforme riguardo alle autonomie, al sistema elettorale, al numero di parlamentari, al vincolo di bilancio e soprattutto per togliere milioni di leggi che non portano a nulla e che fanno vivere tutti sotto ricatto perchè nessun cittadino si può sentire in regola con i milioni di leggi che esistono solo in Italia. I componenti della Costituente, poi, debbono sapere che non potranno mai avere cariche pubbliche nè elettive, nè di altro tipo per garantire loro la massima autonomia e capacità d’azione per ripulire la nostra losca società da tutti i privilegi di parte, di categoria, di casta intesa non solo politica. Solo nell’Unione Sovietica c’era un numero tanto consistente di persone, come adesso in Italia, che “mungono” dallo Stato a discapito di molti altri che lavorano davvero e producono ricchezza per tutti.
Serve ridare speranza e slancio a un popolo, a una Nazione, che oggi è completamente insabbiata e attanagliata dal non avere speranza e anche recentemente, con l’attribuzione dei premi Nobel per l’economia s’è voluto dare valore a quanti ritengono che la speranza le aspettative razionali della collettività determinano lo sviluppo economico. Altra nota di speranza sono le manifestazioni dei giovani americani che individuano il vero problema additando simbolicamente Wall Street come simbolo di una economia ingiusta e improduttiva che privilegia l’1% della popolazione mondiale contro l’altro 99%. Non a caso questi giovani, che verranno emulati, spero in tutto il mondo, senza usare nessun tipo di violenza, si definiscono movimento 99%. Luigi Lucchi SINDACO DI BERCETO

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