Chi ci guadagna con la Metro a Parma

Editoriale
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Mi sembra chiaro che, nell’incessante rincorsa a diventare città europea, Parma, abbia bisogno prima di tutto di una metro.

Un po’ come a Borgotaro, per sentirsi più città, tenevano ad una rotonda, un semaforo, la stazione del treno, l’uscita autostradale, il bus cittadino e, dulcis in fundo, l’ascensore che spero non si ispiri al titolo di un film di Alan Parker.

Del resto quali sono le differenze che ha la nostra bella “certosa” rispetto a tante altre città d’Europa?

Se la prima cosa che vi viene in mente è la metro devo correggere “certosa” e scrivere il più comprensibile “Parma”.

Priorità o meno, dopo l’EFSA e la nuova stazione di Bohigas, io una metropolitana me la farei.

Che poi, diciamocelo, non ci sarà stato un architetto in grado di progettare la riqualificazione della zona stazione?

Ma è chiaro: se l’italianissimo Renzo Piano ha fatto l’aeroporto di Osaka, Calatrava (spagnolo cresciuto professionalmente a Zurigo) fa manbassa di ponti tra Reggio Emilia e Venezia, uno di Barcellona bisogna chiamarlo a Parma.

Così, tempo che si fa spiegare in perfetto catalano, il perchè sia così inconsistente la R pronunciata alla parmigiana, si accaparra una bella parcella e….olè!

Poi verrà il tempo per capire le dinamiche cittadine.

Per questo, alla fine, il percorso striminzito (ma carissimo e con la più che probabile scoperta di bloccanti problemi archeologici) si è completato, è stato proposto, modificato, finanziato e ha cominciato a crescere (anche nelle spese) fino a quando, forse, qualcuno nel palazzo si è accorto che un pochino di soldi doveva spenderceli.

Sia chiaro, non certo di tasca propria (siamo a Parma ma mica fessi) ma un Comune che piange miseria non poteva certo sventolare investimenti del genere ai quattro venti.

Meglio le consulenze faraoniche che, bene o male, in una delibera si riesce sempre a farcene scappare un paio senza tanto clamore.

Risultato, ora che il tutto è in forte dubbio: chi aveva le mani calde a son di strofinarsele per la realizzazione ora piange in ogni ufficio e giornale chiedendo che gli impegni vengano rispettati.

Come dire: ora che vi abbiamo calato i pantaloni, non penserete certo di non prendervelo almeno un pochino.

Dai, provate, magari vi piace pure.

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