Macrobiotica, una perdita d’innocenza

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Non è facile per me affrontare certi argomenti con la giusta sicurezza, forse a causa della loro delicatezza, oppure per la possibilità di far conoscere una verità scomoda che alcune persone potrebbero non accettare, come di solito si fa quando avvertiamo qualcosa di sconosciuto ed incomprensibile.

Per ora il mio scopo sarà solo quello di raccontare, di far conoscere, di rendere sempre più persone partecipi di quello che so, di quello che ho vissuto e sperimentato di persona o visto con i miei occhi. Ognuno poi usufruirà delle informazioni ricevute come meglio crede. C’è chi ci riderà su, chi si arrabbierà, chi si entusiasmerà, chi si informerà ancora di più e chi, semplicemente, ne resterà completamente indifferente.

Ovviamente non ho la pretesa di credere che quello che dirò sia qualcosa di mai sentito prima, di nuovo e incredibile anzi, tutto questo si sa da migliaia di anni, semplicemente credo che certe informazioni vengano in molti modi velate, coperte, cancellate come le scritte su una lavagna. O peggio, modificate e falsate a causa del tempo e dalle innumerevoli lingue da cui passano. Mi ricordo bene quando cominciai per la prima volta a seguire una dieta macrobiotica, non potrei scordarlo neanche se lo volessi. Come quasi tutte le persone ho cominciato perchè mi trovavo nei guai, senza via d’uscita, e colto dal un misto di paura e preoccupazione. Ho cominciato quando mi illudevo di non avere più scelta, quando i medici mi dissero: “O ti operi alle ginocchia oppure eviti di fare sport”. Certo, altre volte quello che dicono è decisamente peggio del tipo: “O ti operi o rischi di morire”, tanto per dirne una. Ma per me non fare sport era come morire, soprattutto a 14anni in cui è impossibile tenere un ragazzino fermo e immobile, neanche la playstation ci riusciva. La prima volta che la mia rotula ha deciso di partire per la tangente è stato in terza media, mentre mi esercitavo nella più bella materia di sempre, educazione fisica. Subito la classica corsa in ospedale, e le ore di attesa vissute nella pia illusione che non fosse niente di grave, per poi uscire da quell’edificio antisettico con una gamba ingessata per un mese. Il tipo di dolore che si prova, sentirsi la rotula girarsi nella carne con la sensazione che la laceri da un momento all’altro non la auguro a nessuno, ma ancora più terrificante e triste è scoprire come quell’incidente, che si pensava un fatto isolato e che può capitare a molti ma non ripetersi più, riaccada a distanza di qualche mese nel ginocchio che ancora si pensava “sano”. E stavolta ci si mette a piangere non per il dolore, anche se contribuisce parecchio, ma per tutto quello che verrà e che si conosce ormai bene. Altra corsa in ospedale, altre lastre, altro gesso, un altro mese immobile. Tutto avviene come in una recita teatrale in cui gli attori sanno esattamente cosa fare. Passano 3 anni in cui le ricadute si susseguono a distanza di 3, 4 o 5 mesi. Non sempre causano la classica gita in ambulatorio, ma impongono costantemente dolore, tristezza e immobilità per almeno 2-3 settimane.

Orma la diagnosi è impietosa, sono nato con ginocchia “marce” (come le definisco io), per i medici invece sono solo deboli geneticamente a causa di una crescita troppo veloce. L’unica soluzione resta operare, anche se ovviamente le conseguenze restano un punto interrogativo, una roulette russa. Inutile dire che mi ero rifiutato, non volevo avere due cicatrici sulle gambe, non volevo che mi “aprissero” in alcun modo. E intanto il rischio persisteva ogni volta che giocavo una partita a calcio. Le mie ginocchia erano diventate così deboli che mi bastò inciampare e mettere male il piede per sentirmi la rotula fare la trottola. Poi, un pomeriggio, ne parlai con mio fratello mentre passeggiavamo in centro per delle commissioni. Sapevo che lui praticava macrobiotica ormai da tempo, e mi ero vagamente informato su cosa fosse. Gli chiesi senza troppi giri di parole: “Posso guarire facendo macrobiotica? In quanto tempo?”. Lui mi diede delle risposte veloci e concise, come ha sempre fatto del resto, in fondo è il suo carattere. Ma ciò che mi colpì era la loro aria di superficialità, non rivolta a me ma al problema che gli avevo posto. Come se una malformazione genetica, e quindi difficilmente curabile, sia una cosetta da niente guaribile come la febbre con l’aspirina.

Mi disse: “Certo, in 3-4 mesi. Essendo un problema genetico rimarrà una debolezza, ma potrai rafforzare molto le tue ginocchia in modo da non avere più ricadute”. Potete immaginarvi la mia faccia, non scoppiai a ridere perchè non è nel mio modo di fare, ma forse in molti avrebbero reagito così, prendendola come battuta. Ovviamente fui molto sorpreso e scettico dopo quello che mi disse, però mi consigliò la dieta standard e io, non avendo ormai più niente da perdere, decisi di provare. Mi avvertì dicendomi che sicuramente dopo circa una settimana avrei avuto un forte mal di testa, non avrei comunque dovuto preoccuparmi perchè sarebbe passato subito la mattina dopo. Il mio scetticismo aumentava sempre più, ma anche la mia curiosità. Volevo constatare di persona se aveva ragione, per il mio problema di salute ci sarebbero voluti mesi ma per il probabile mal di testa solo una settimana. Se avesse avuto ragione su quello, forse allora ci avrebbe visto giusto anche dopo. Non cominciai subito, per un ragazzo di 18 anni non è facile seguire questa dieta, come per nessuno abituato a mangiare cibi che ci vengono presentati come “normali e salutari”. Fatto sta che dopo circa una settimana in cui non avvertivo il minimo cambiamento un pomeriggio mi venne il più forte mal di testa della mia vita, un’emicrania pazzesca. Sentivo la testa esplodere, l’intuito mi portò a pensare che non si trattava di febbre o altro. Era un mal di testa strano, molto doloroso ma che non porta via energie, non mi sentivo fiacco né stanco. Avrei anche potuto mettermi a studiare ma il dolore in sé mi avrebbe impedito di concentrarmi. Passai quindi la mia giornata sul divano a fare zapping tra un canale e l’altro. I miei genitori, logicamente preoccupati, volevano mandarmi dal medico o almeno darmi la classica aspirina o tachipirina. Mi rifiutai, scatenando l’ira dei miei, poiché sapevo che i medicinali, in macrobiotica, sono considerati tutti veleni. Andai a letto dandomi del cretino. Chi cavolo me lo aveva fatto fare di patire queste sofferenze? Perchè rifiutare le medicine? Orgoglio, assidua ricerca della verità o solo stupidità? Con questi pensieri mi addormentai faticosamente verso tarda sera, ma la nottata non andò meglio. Continui risvegli, vampate di calore e sudori freddi furono i miei compagni notturni. Mi svegliai la mattina tarda, verso mezzogiorno. Ero rintronato ma non mi sembrava di patire la debilitazione fisica che una nottata del genere di solito comporta. Andai in bagno, in cucina, per poi finire seduto sul divano e solo in quel momento mi accorsi, felicemente, che il mal di testa era completamente sparito. Mio fratello aveva ragione allora? Oppure era stato solo fortunato? Aveva sicuramente guadagnato da parte mia credibilità, ma il dubbio restava.

La certezza (anche se l’unica cosa certa a questo mondo è la morte) l’avrei avuta nel tempo, dopo parecchi mesi, testando le mie ginocchia nelle varie partite di calcio ricche di contrasti, spinte, torsioni, cambi di velocità, ecc… Era rischioso certo, ma ormai le ricadute che avevo collezzionato non le contavo più, avevo perso il conto. Ora a 24 anni, ripenso a quel periodo bruttissimo come una benedizione. E mi sembra incredibile come, nonostante giochi in una squadra di calcio e abbia praticato per anni arti marziali ricevendo calci dappertutto, non mi sia mai fatto male. In realtà di incredibile non c’è proprio niente. La mia esperienza mi ha spinto a scoprire il perchè di tutto questo anzi, come tutto ciò è potuto accadere semplicemente cambiando dieta. Dopo quegli eventi il mondo appare per forza di cose del tutto nuovo, bisogna rimettere in discussione tutto ciò che si sa, che si è visto o sentito, o che ci è stato inculcato a forza nella mente, certe volte a fin di bene. Per un bimbo tutto ciò che vede è bello, perchè è nuovo e misterioso. La sua curiosità poi lo porta, in certi casi, a farsi male e a quel punto divide ciò che gli piace da ciò che non gli piace. Tutto questo si evolve senza fine, facciamo sempre delle distinzioni da ciò che è buono/cattivo, bello/brutto, giusto/sbagliato. Però credo che molte delle cose che riteniamo buone e giuste in realtà non siano così, un esempio? La frutta fa davvero così bene come dicono? Bere 2litri di acqua al giorno è davvero essenziale per il nostro corpo? La carne è necessaria? E il latte di vacca? Lo zucchero semplice? La verdura cruda?

Quando scopri che qualcosa che davi per certo come il sole in realtà non è così, hai due possibilità: o non lo accetti, o scavi fino in fondo per scoprire la verità. Le risposte ci sono, basta cercarle, ma la maggior parte delle persone non lo fa fino a quando non è costretta (come nel mio caso), e certe volte neanche quello basta, andando inevitabilmente contro dolore e, in certi casi, la morte. Io credo di aver perso la mia innocenza scoprendo la macrobiotica, a 18 anni, altre persone che ho conosciuto la perdono più tardi e in modo molto più tragico.

Scritto da Elsa

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