Cesare Battisti

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cesare battisti

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Sul giornale leggo una notizia.
Mi risulta indigesta come il trapano di un dentista.
Cesare Battisti dal Brasile ha additato i suoi vecchi compagni come i veri autori degli omicidi per cui è stato condannato, definendoli “collaboratori di giustizia e pentiti”.
Due di loro: Giuseppe Memeo e Sebastiano Masala, più la moglie del terzo, Gabriele Grimaldi, morto alcuni anni fa, hanno risposto a “questa infamia”.
Il quarto, Sante Fatone non ha replicato perché collaborò con i magistrati.
“Consideriamo riprovevoli le dichiarazioni di Battisti che ci ha qualificati come collaboratori di giustizia o pentiti”, sostengono Giuseppe Memeo, Sebastiano Masala e Pia Ferrari Grimaldi.
“Pensiamo che l’atteggiamento complessivo del personaggio – dicono – non aiuti, a distanza di anni, il dibattito per il superamento di quella tragica storia che tanti lutti e sofferenze ha provocato”.
Memeo, Masala e Grimaldi, insieme a Fatone, tutti componenti dei Pac (Proletari armati per il comunismo), sono stati condannati a pene variabili per l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani avvenuto a Milano il 16 febbraio del 1979, e per altri delitti compiuti dai Pac, ai quali vennero attribuiti gli omicidi del macellaio veneto Lino Sabbadin, avvenuto lo stesso 16 febbraio ’79, del maresciallo Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.
“A distanza di 30 anni da quei drammatici fatti che ci videro coinvolti e per i quali venimmo condannati -dicono ancora- ci rivediamo ributtati in prima pagina con una falsificazione delle nostre posizioni processuali a dir poco infamante. Ognuno allora fece la scelta che ritenne più opportuna. Noi -aggiungono- non barattammo la libertà con quella degli altri coimputati, infatti venimmo condannati a 30 anni di reclusione ciascuno, a differenza dei pentiti che se la cavarono con qualche annetto di protezione da parte dello Stato”.
Inoltre, ricordano di avere scontato la pena fino all’ultimo minuto, usufruendo dei benefici previsti per tutti i detenuti dall’ordinamento penitenziario e ammettono che, durante la loro detenzione si è sviluppato un dibattito che negli anni ha portato a una revisione critica da parte dei protagonisti di quella storia culminata in quel movimento conosciuto come della dissociazione, che però ha rifiutato ogni delazione.
“Il percorso, cui abbiamo aderito -proseguono- è stato riconosciuto con una legge dello Stato anche in termini di riduzione delle pene. Mai -ribadiscono- abbiamo accusato nessuno davanti a un giudice, al contrario, siamo stati accusati dai pentiti e condannati sulla base di quelle dichiarazioni e delle risultanze processuali”.
Degne di rilievo sono state, infine, le dichiarazioni del ministro della Difesa, Ignazio La Russa che, commentando proprio queste ultime dichiarazioni di Cesare Battisti che dal Brasile si è proclamato innocente e non responsabile degli omicidi di cui e’ stato accusato, ha detto: “Quando mai si e’ visto un terrorista assassino che non sia bugiardo?”
Anche io la penso così.

Scritto da Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

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