Barack Obama a Collevecchio

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Il fuoco abbraccia il camino di mia suocera come una creatura vivente.
La stringe sempre di più avvolgendosi intorno al suo profilo e infine la fa sua del tutto.
Le fiamme levano i loro tentacoli mentre i ceppi si ripiegano su se stessi dissolvendosi in una nube di fumo e cenere.
Osservo la scena dalla poltrona.
Socchiudo gli occhi.
Penso a Barack Obama.
Mi si dipinge un sorriso sul viso.
Da molti anni il Partito Democratico non conquistava tutto il potere: Camera, Senato e Casa Bianca.
Il destino ha voluto assegnare a Barack Obama un compito delicato: firmare la fine del primato economico americano, il primato di un Paese che dettava legge agli altri su prezzi, moneta e costi.
La coalizione che si è creata attorno a Obama fa pensare a quella che si formò negli anni Trenta attorno a F.D. Roosevelt; sindacati, intellettuali, minoranze etniche con in più le donne, i giovani e gli ispanici e con in meno il Sud che negli anni Trenta votava democratico e dagli anni Ottanta è passato al Partito Repubblicano a cui è rimasto fedele anche in questa elezione.
La colazione di Roosevelt garantì ai democratici quasi quarant’anni di presidenze con l’eccezione delle due del repubblicano Eisenhower.
Durante la campagna elettorale i due candidati hanno parlato poco di politica estera limitandosi ai temi più pressanti: il ritiro dall’Iraq, l’esigenza di nuove politiche in Afghanistan, i rapporti con l’Iran.
Per quanto importanti questi temi a cui Obama ha affidato la specificità delle sue posizioni rispetto a quelle di McCain la priorità va alla crisi finanziaria.
Globale quale essa è, potrà risolversi solo con uno sforzo collettivo e con una soluzione concordata da tutti. L’alternativa è ciò che successe negli anni Trenta quando alla grande depressione si rifiutò di dare una risposta comune e ogni Paese cercò una soluzione nazionale al problema.
Per Obama sarà il primo banco di prova di quel ritorno al multilateralismo a cui si è impegnato durante la campagna elettorale.
È la prima realizzazione di quel cambiamento di cui ha fatto la sua parola d’ordine. Multilateralismo e cambiamento assegnano a Barack Obama un compito che va molto al di là del mandato che gli è stato affidato dall’elettorato: quello di far comprendere al Paese che una nuova fase si è aperta nella storia dell’America e nei rapporti internazionali.
A differenza di quella che è seguita alla fine della guerra fredda, la fase nuova richiede un ruolo diverso per gli Stati Uniti, non quello egemonico in forza della sua politica economica e militare, ma quello di un Paese che insieme ad altri Paesi sappia affrontare la sfida dell’oggi e del domani, non solo quella della crisi finanziaria ma quelle della qualità della vita, di una crescita sostenibile e di una nuova era di pace.
Non è il compito di un uomo solo per di più relativamente nuovo alla grande politica mondiale.Obama dovrà raccogliere attorno a sè una nuova classe dirigente di personalità competenti e dedicate all’enorme compito che le aspetta.
L’America è ricca di queste energie, il merito storico del Partito Democratico è sempre stato quello di riuscire a promuoverle e a utilizzarle. Solo così si realizzerà quel new deal di cui si è parlato durante la campagna elettorale che a differenza di quello rooseveltiano non potrà essere solo per l’America ma dovrà riguardare anche il resto del mondo. A un certo punto sento bussare.
Dalla porta fa capolino un viso sorridente.
E’ Gabriele. Mi alzo e lo faccio entrare. Alessandro strilla, agguanta un ceppo e glielo punta alla gola, sorridendo goliardico.
Mia suocera si mette seduta, le braccia intorno alle ginocchia, e guarda lo spicchio di luna che si intravede dalla finestra sforzando di scacciare l’angoscia. Silvia mi guarda sospettosa.
E mi parla della Roma.
Stefano non sa se fidarsi.
E mi parla della Lazio.
Ferruccio mi prende in disparte.
E mi parla del Milan.
E Simonetta?
Sospira.
Sempre più veloce e sospettosa.
E mi parla di Collevecchio.
E’ questa la vita che amo?
Forse sì.
E Obama mi sembra ora solo un sogno lontano.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

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