Il Papa non andrà alla Sapienza

Attualità e Società

Forse sto invecchiando. Mi sono accorto di come sono diventato distratto. Mi dimentico le cose. Accetto storie senza pormi domande: Adamo ed Eva, l’arca di Noè, Davide e Golia, persino la Natività. Un uomo patetico, state dicendo? Dite pure. No, no, non mi offendo. Non sono tipo da restare a lungo di cattivo umore. Non mi lamenterò. I giorni delle lamentele sono finiti, ormai. Sto per baciare le belle labbra di mia moglie. “Se Dio è buono, perché ha permesso che mio padre morisse?” E’ la versione personale di una domanda classica, formulatami a bruciapelo da Simonetta: come possono accadere le cose brutte? Anche io me la sono posta spesso, rifletto. Le sorriso con aria imbarazzata, poi le do una risposta vaga accennando alle vie misteriose del Signore. Simonetta chiaramente non è soddisfatta, ma lascia stare i suoi dubbi e rimane in silenzio. Quella domanda me la ripresenterà. Ne sono sicuro. Nel frattempo, mi tende il piatto. Tonnarelli cacio e pepe. Ottimi. Come quelli che faceva nonna Jole. Ho sempre detestato coloro che si riempiono la bocca con le prediche. Siamo tutti capaci di essere buoni quando non costa nulla. Accendo la radio. L’università la Sapienza di Roma vietata al Papa. Un gruppo di 67 tra scienziati e ricercatori, appoggiati dal movimento studentesco, ha sottoscritto una lettera inviata al rettore, Guarini, in cui si definisce la presenza del Pontefice come un evento “incongruo” e non in linea con la laicità della scienza. Per questo motivo la visita è stata annullata. L’annullamento della visita del Papa all’Università di Roma è una sconfitta per lo Stato italiano. Si tratta di una brutta vicenda. La protesta dei fisici dell’Università La Sapienza di Roma, per avere il Senato accademico e il rettore invitato Benedetto XVI alla inaugurazione del nuovo anno, è a suo modo un segno dei tempi. E meno male che l’università si chiama La Sapienza. Che dovrebbe significare anche tolleranza, oltre che conoscenza. Anche io mi sono lauraeto alla Sapienza. Ho considerare l’università l’unico luogo della massima libertà di manifestazione del pensiero. Più dei partiti, delle associazioni di tendenza, delle amministrazioni pubbliche e private, dovunque omogeneità di fini e di interessi esigesse una disciplina limitativa del pluralismo delle convinzioni e delle opinioni. Stupore. Delusione. Evidentemente mi sono sbagliato. Ovvio.

Scritto da Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

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