Cascina Myriam a Bedonia – Polo di zooantropologia didattica

Valtaro

Intervista pubblicata sulla rivista Quattrozampe di Luglio 2007 a Myriam Riboldi – titolare di Cascina Myriam, prima Fattoria zooantropologica della Val Taro

1) Quando hai pensato di trasformare la tua fattoria in un polo di zooantropologia?
Da più di un anno ho fatto una scelta di vita radicale, così a 35 anni ho lasciato Milano ed ho avviato un progetto di vita e di lavoro. Sono diventata un agricoltore/allevatore e mi sono trasferita in un bellissimo podere tra le montagne della Val Taro, in provincia di Parma. Gli animali sono stati e restano il motore della mia scelta. Volevo vivere con loro e lavorare con loro. L’inverno scorso ho colto l’ occasione di seguire un corso annuale che il prof. Roberto Marchesini teneva a Parma: Corso di Facilitatore del Rapporto uomo-natura in fattoria . Il corso è stato illuminante per due ragioni. A livello personale, facendo luce sul alcune sfumature del mio personale e molto intenso rapporto con gli animali. Seconda ragione, perchè mi ha consentito di immaginare un luogo dove animali e persone potessero interagire nella corretta modalità, supportati da progetti, percorsi formativi e operatori preparati ad arbitrare le relazioni che già spontaneamente tendono a nascere tra l’uomo e gli animali. Non una visita generica tra gli animali di una fattoria, ma un luogo fisico dove imparare dagli animali e crescere con loro. Da tutto questo è nata Cascina Myriam, polo di zooantropologia didattica.
2) Come giudichi questa esperienza e quali opportunità ti ha dato?
Questa esperienza è in realtà la mia vita. Come la giudico? Non la cambierei per nulla al mondo. Mi alzo la mattina presto e dedico la giornata al lavoro con gli animali. Intendo che lavoro con loro: li osservo, mi occupo di loro, creiamo spazi fisici (recinti, casette, ricoveri) adatti all’interazione con le persone, li allevo ma principalmente lavoro sulla socializzazione con l’uomo e con le altri animali. Abito in una piccola frazione, ma ogni giorno molte persone mi contattano per sapere come lavoriamo, se possono venire a conoscerci e fissano
appuntamenti per brevi incontri in cui spiego quali progetti realizziamo e come possono partecipare. Sembra esserci interesse anche presso le istituzioni locali, quali il Comune e la Comunità Montana della Val Taro. I contatti sono arrivati anche dai nidi e dalle scuole materne della zona. Tanti privati dopo averci conosciuto si informano su brevi percorsi didattici per i loro figli (una decina di incontri). Il supporto per predisporre i progetti, sia a livello progettuale/teorico che a livello pratico, arriva ovviamente dalla Siua (la scuola del prof.
Marchesini)
3) Pensi che ci sia spazio in Italia per lo sviluppo di un polo zooantropologico?
La mia sensazione è che oltre che esserci lo spazio si percepisce una forte necessità di approfondire da parte delle persone il rapporto con gli animali. Faccio un esempio:i bambini sono naturalmente attratti dagli animali ma è altrettanto vero che spesso l’avvicinamento non ben condotto verso l’animale, provoca frustrazione nei bimbi. Vorrebbero toccarli, ma la loro naturale irruenza spesso non è la modalità che dà grandi risultati. Il lavoro fatto con un bambino, di avvicinamento corretto ad un cane, così come ad un coniglio (peraltro due
modalità totalmente diverse), quando arriva al suo risultato finale, si esplicita con un grande sorriso da parte del bambino. Le famiglie in qualche modo, percepiscono chiaraente che un operatore conscio e preparato è in grado di condurre la relazione con l’animale trasformando quest’esperienza in una buone occasione di crescita per il bambino. Una fattoria dove l’esperienza non sia circoscritta ad un pomeriggio nel verde, ma un progetto che
vada ad integrarsi nel processo educativo del bambino.
4) Quali sono gli animali coinvolti in questi progetti? Parlami di qualcuno in particolare.
Secondo la zooantropologia applicata, sono affetta da zoomania! Scherzo. Allevo tantissimi animali di specie diverse. In Cascina ci sono: cavalli, asini, pecore, capre, furetti, ricci africani, conigli nani, cavie peruviane, gerbilli, citelli, canarini e colombi, anatre mute, oche cigno, moltissime galline di razze particolari….ovviamente gatti e cani. Il lavoro che faccio coinvolge molti di questi animali anche se in questo caso mi riferisco alla zooantropologia didattica. In particolare sto iniziando a lavorare con le capre, con le cavie, con i gerbilli, con i conigli nani e con le galline. Abbiamo avuto occasione di allevare in casa (per caso) un pulcino rimasto solo: Pierpaolo. E’ stato una grande scoperta dal punto di vista della possibilità di stabilire una relazione con questi animali. Stessa cosa vale per i gerbilli. Le nostre “ragazze”, Matilde e Clotilde (sono tipo topini con la coda lunga) hanno partecipato ad un breve progetto sulla paura degli animali con bambini in età scolare. La nostra coniglia Easy e le cavie Lampone e Mirtillo, lavorano spesso con bambini, dai 3 anni di età. Virgilio, giovane capretto, giocando con i bambini, li conduce sul terreno delle gerarchie del gregge. Stiamo sviluppando un progetto su queste dinamiche. I progetti non sempre e non subito coinvolgono l’animale, ma una volta preparati correttamente attraverso un percorso formativo, è sorprendente la velocità con cui i bambini recepiscono i principi di zooantropologia (senza saperlo ovviamente!).

http://www.cascinamyriam.it

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Una risposta a “Cascina Myriam a Bedonia – Polo di zooantropologia didattica”

  1. Claudi Mecoli ha detto:

    Complimenti per l’iniziativa, io sono uno psicologo, “cavallaro” ed amante di tutti gli animali, ed ho intenzione di avviare prossimamente un polo zooantropologico nella provincia di Teramo.
    Per ora continuo a frequentare una serie di corsi, anche con Marchesini ovviamente, lui è un genio!
    Se avete bisogno di una persona come me per un pò di volontariato, contattatemi pure…buon lavoro

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