Nuova povertà

Attualità e Società

Osservando per un attimo con un po’ più di attenzione quello che c’è intorno a me mi sono accorto improvvisamente di un fenomeno allarmante: l’uomo della porta accanto è povero. Se prima tirare a campare era l’impresa di anziani e immigrati, ora sembra che la povertà non faccia più tante distinzioni. Trasversale, strisciante, si è infiltrata in tutte le fasce sociali.

I nuovi indigenti sono intere famiglie, che improvvisamente si ritrovano senza reddito e devono combattere contro l’affitto mensile, le bollette, le spese per vivere. I nuovi poveri sono clochard per forza e dalle facce molto giovani. Basta guardare attentamente intorno a noi per notare che questo fenomeno è in aumento, così come quello dell’alcolismo giovanile. E nel girone degli indigenti ci sono anche molte persone vittime degli usurai, magari perché dovevano pagare le medicine o ristrutturare la casa. Mia moglie Simonetta ha sentito dire da alcune sue amiche che gli italiani che chiedono aiuto ai centri di assistenza di Ostia sono ultimamente aumentati rispetto agli immigrati. Molti tornano dai parenti, al paese d’origine. Altri stanno peggio, come due giovani ex tossicodipendenti che vivono in città dentro una macchina, vicino al Monte Testaccio, come mi ha detto mio fratello Stefano. La povertà è cambiata. Sembra un paradosso, ma ora può toccare tutti, compreso il dirigente d’azienda. Sembra, difatti, che ci sia in giro una nuova povertà nascosta e vissuta con dignità. Del resto povero è anche chi ha un lavoro sottopagato e se lo tiene stretto: la sopravvivenza è fatta di uno stipendio di mille euro al mese per due persone, secondo il cosiddetto indice di povertà relativa, come è lo stipendio medio, per esempio, di uno statale. E sono sempre di più le persone che d’estate restano a casa perché non possono permettersi più la vacanza. E’ proprio il caso di dire che a Roma ci sono poveri in una città sempre più cosmopolita. Molte persone con pensioni di importo pari o inferiore al minimo, tanti anziani vivono soli. La disoccupazione è l’anticamera della povertà. Ma lo Stato e le varie autorità competenti non potrebbero cercare seriamente di porre un freno a questa triste situazione e, con un brusco testa-coda, provare, una volta per tutte, ad invertire il senso di marcia risolvendo questi scottanti problemi, riportando i cittadini a condizioni di vita più tranquille?

Scritto da Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

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