Ma che fine fa la nostra acqua?

Editoriale

CascataConsiderazioni guardando un corso d’acqua se ne possono avere tante.

Si può rimanere incantati a guardare al di sotto di un ponte per diversi minuti.

Si può rimanere stupiti di quanta potenza possa avere della semplice acqua.

Ci si può meravigliare di quanta vita nasca grazie ad un fiume.

Si può ringraziare l’acqua se esistiamo tutti.
Ma che fine fa l’acqua che viene dal cielo?

L’autunno, si sa, non è propriamente una stagione poco piovosa.
In giornate uggiose come quelle che stiamo vivendo, caratterizzate da un abbassamento delle temperature e da un cielo terso, può capitare di essere colti durate le passeggiate per le vie del nostro paese da un acquazzone.
Che siano poche goccie o una fitta pioggerellina non si può dire di essere in un periodo asciutto.
No, non lo si può dire se come parametro usiamo la nostra esperienza ma, se usciamo per farci una passeggiata in riva ad uno dei nostri fiumi, la cosa cambia.
Vi sembra che nei fiumi della valtaro scorra molta acqua?
Vi sembra che il carattere dei nostri corsi d’acqua rispecchi la stagione e le precipitazioni di questo periodo?
A me, personalmente, pare di no.
Anzi noto che molti corsi d’acqua rasentino l’asciutto.
Parlo del Pelpirana di Bedonia.
Del Taro in prossimità della “diga” di Borgotaro che non riesce a “saltare”.
Parlo di molti corsi d’acqua ancora più a monte che sembrano rigagnoli.
Ma l’acqua c’è o non c’è?
Dai rubinetti (se proprio non siete tra gli sfortunati abitanti con problemi acquedottistici) scorre normalmente in quantità ed in pressione quindi il problema è altrove.
Dove andarlo a trovare, sempre che di problema si tratti?
Quali ostacoli incontra l’acqua nel completamento del suo ciclo naturale?
Solitamente l’acqua che sgorga da una sorgente, via via lungo il suo percorso, arriverà al mare e poi, evaporando, tornerà sotto forma di pioggia.
Questo è quanto insegnano a scuola ma nella realtà può avere un percorso molto lungo.
Potrebbe venir captata da un invaso per l’acquedotto comunale per essere usata nei domicili.
Potrebbe venir utilizzata per creare elettricità.
Potrebbe venir imbottigliata ed essere spedita a centinaia di kilometri di distanza.
Dunque da semplice (ma essenziale) fiumiciattolo, l’acqua, è anche un business.
E’ come spesso sento dire: “Business is business”.
Meglio un fiume con poca acqua che una turbina che non gira.
Meglio un torrente asciutto che una fabbrica a mezzo regime.
Meglio un laghetto in meno che un’abitazione senza acqua.
Così, in questi anni, il bisogno di acqua ha fatto in modo che aumentassero i punti di captazione delle acque rispetto al contenere sprechi e perdite.
Quanta acqua di quella che viene convogliata nelle abitazioni viene persa nel tragitto?
Sappiate che un buon dato sarebbe perderne solo il 5% mentre spesso si raggiunge il 30%.
La manutenzione della rete idrica la rende, di fatto, vantaggiosa per le ditte fornitrici solo nel caso di interruzioni del servizio segnalata dagli utenti.
L’acqua che viene imbottigliata, nella quantità giornaliera, tiene presente il periodo e le esigenze esterne alla ditta?
Scusate, sarò un antiquato, ma il fiumiciattolo che spesso mi teneva sveglio le notti d’estate con il suo scrosciare incessante, un po’ mi manca.
Vederlo in autunno, sotto la pioggia, in agonia mi fa male.
Forse ho cercato le motivazioni nei posti sbagliati, forse è il corso della vita a cambiare le cose.
Forse….

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