Mi sveglio solo come un cane (di quelli che si svegliano soli intendo) e barcollo fino in bagno, da cui esco dopo una manciata di secondi.
Troppa la briga di svegliarsi anche solo 10 minuti prima per godersi, per così dire, la “prima” della giornata.
Allo stesso modo trovo i vestiti che mi aspettano (preparati la sera prima) sul divano che hanno quella temperatura “sul freddo” giusta per dare la prima sferzata al mio sonno.
Forse è questo il momento in cui esco dalla fase R.E.M.
Riesco, non so nemmeno io bene come, ad uscire, chiudere la porta e domandarmi meno di 5 volte, se ho i calzini.
Scendo in strada ed è li, bella, sorridente, addirittura pettinata.
La guardo.
Mi guarda.
Tutte le mattine da qualche settimana, sempre al solito posto, sempre meravigliosamente svestita nel suo corpetto nero di pizzo.
Lo fanno apposta.
Con una forza di volontà degna di un fachiro inanello un passo dietro l’altro verso la stazione ferroviaria.
Quella sgambatina di 12 minuti di camminata che ogni uomo dovrebbe fare la mattina.
Già, dovrebbe e farebbe volentieri se fosse una scelta propria, in realtà, mi tocca.
E mi toccherà anche al ritorno, sempre se voglio tornare a casa, perchè diciamocelo, ci sono serate che al rientro vorrei davvero essere un, odiato e bastardissimo, pennuto volante che se ne sbatte di tutto e tutti.
Così deciderei di farmi un giretto in centro, senza problemi di traffico e caos, libero di andare dove voglio.
Destra, sinistra, sopra e sotto, veloce e piano.
Fermo.
Su di un filo della luce a guardare immobile gli stupidi, come me umano, che si perdono, in niente.
Ma uccello non sono e quindi, muoviti Topino.
Attendo il treno, mi guardo intorno e tra le centinaia di facce “come la mia”, incrocio lo sguardo su degli splendidi occhi.
Truccati, ve ne rendete conto???
Io, che ho ancora il segno del cuscino sulla guancia, stringo forte gli occhi tanta è la “violenza” di quella visione.
Li riapro ed è ancora li, mi guarda.
Sexy, nel suo completo rosso, liscio, elegante e signorile, che lascia però intendere cosa mi farebbe a letto.
Mai nella vita capita ma il treno è in orario e salgo.
“Come si fa a non eseere ottimisti? Porca puttana!!!”.
Pazienza, la rivedrò domani, anche se il mio “secondo cervello” è più propenso per un “pazienza un pardepalle”.
Sono seduto e Morfeo con un colpo di stato si riappropria di sensazioni ed emozioni e mi lascia, dormiente bavoso, arrivare a destinazione.
Scendo che sono, se possibilie, ancora più rincoglionito da un mix di sogno e realtà.
Così una vincita al superenalotto ha come commento “Biglietti!” e l’intervistatore dopo il mio goal, decisivo, nella finale della coppa del mondo, mi chiede: “Scusi è libero?”
Altro vento gelido maligno sul viso e torno in me.
Identifico la via migliore per uscire dalla stazione, quella indicata dal cartello “USCITA”, appunto, e mi accingo ad aspettare l’autobus.
Prima ho mangiato, bevuto e autopresoingiro che il caffè potesse svegliarmi, tutto questo poco prima di posare lo sguardo su un meraviglioso culo.
Oddio, non penso che si possa proprio dire “culo” ma rende l’idea e poi, mi sento più che giustificato, visto quello che si dice alla Camera dei Deputati.
Insomma, un meraviglioso fondoschiena, liscio, sovrastante due gambe lunghe e toniche, una bionda chioma ed un perizoma che copre il giusto.
Mai, cosa fu più buona e giusta!.
“Smettila Topino” mi dico tra me e me, l’autobus non ti aspetta.
E vado!
Dopo un “ha sentito che freddo stamane” e un “non ci sono più le mezze stagioni”, intramezzati da un “jastezanemfasciufistificufuazefaluf” di un olivastro, baffuto, ricciolino (ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale), arrivo, finalmente, sul luogo di lavoro, dove mi aspettano delle fredde, calcolatrici, asettiche, macchine.
Pensavo.
Ed invece, ancora, sempre lei, sempre meravigliosamente provocante, si è cambiata.
Ora ha un reggiseno bianco, liscio, con una spallina scivolata dalla spalla (invitante) e mi fissa.
Basta!
Il sonno è ora un ricordo, sono nel pieno delle mie facoltà (e potenza sessuale), “reagisci Topino”, “Fai qualcosa!”.
Protesto!
Non voglio aprire un negozio di intimo, ne tanto meno rischiare di essere tamponato in macchina, ne tanto di più infartare, quindi rivolgo un appello ai produttori di lingerie mondiali:
Non potreste esporre i vostri prodotti FUORI da corpi nudi e BELLISSIMI!?!?!?!?!?!?!?
Approvato, sottoscritto e firmato dalle centinaia di migliaia di pendolari, scolari, rappresentanti, artigiani e liberi professionisti che ogni mattina “subiscono” questa violenza psicologica ad ogni cartello pubblicitario.
Con buona pace di Roberta!!!
Che può sempre venire a stare a casa mia.

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