09/03/2010
Commenta
È pronto il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!”

È fatta. Ho completato anche gli ultimi capitoli del mio nuovo libro
“Luna? Sì, ci siamo andati!” dedicato allo smontaggio delle tesi di messinscena riguardanti gli sbarchi sulla Luna.
Se vi interessa, il PDF integrale del testo finito (300 pagine, 8 megabyte) è pronto per essere scaricato tramite il link che trovate nella colonna di destra del blog
Complotti Lunari. Il libro è scaricabile gratuitamente e non è protetto con lucchetti o altre diavolerie anticopia. Le donazioni di focaccia sono comunque ben accette, come al solito, se volete incoraggiarmi a scrivere ancora.
Le immagini nella versione scaricabile sono a bassa risoluzione per ridurre il peso del file, che altrimenti sarebbe intorno ai 300 megabyte.
Il testo contiene oltre 260 figure e si articola nei seguenti capitoli:
- La corsa alla Luna (un po' di storia per capire il contesto)
- Come ci siamo andati (miniguida alla tecnologia e terminologia di una missione lunare Apollo)
- Le prove degli sbarchi (la “best evidence” che taglia la testa al toro)
- Tesi di complotto, promotori e diffusione (quali sono, chi le spaccia e quanto attecchiscono)
- Presunte anomalie fotografiche (ombre non parallele, riflessi strani e altre asserite stranezze delle foto, con una miniguida alla tecnica fotografica dell'epoca)
- Presunte anomalie in video e filmati (spiegone delle tecniche video e cinematografiche usate nelle missioni, con molte immagini pressoché inedite)
- Presunte anomalie tecnologiche (le robe tecniche che i lunacomplottisti non capiscono, insomma)
- Presunte anomalie fisiche (smontaggio delle asserite impossibilità)
- Altre presunte anomalie (tutte le altre fesserie non classificabili partorite dai lunacomplottisti)
- Realtà alternative (come sarebbero andate le cose secondo le tesi di messinscena)
- UFO e allunaggi (spiegazione delle foto delle missioni che mostrano presunti UFO)
- Come discutere con i lunacomplottisti (no, tirare loro in testa il libro non è una soluzione)
- I veri segreti della Luna (qualche chicca vera e poco conosciuta: un'anteprima del prossimo libro dedicato alla parte veramente affascinante delle missioni spaziali)
- Per saperne di più (bibliografia)
Lo sottopongo alla vostra spietata revisione con un'avvertenza: stanotte lo mando in stampa, per cui se avete refusi da segnalare, fatelo presto!
2010/03/10
Ho integrato tutte le vostre correzioni e segnalazioni: il PDF aggiornato è già disponibile alle stesse coordinate di quello precedente. Grazie a tutti! Ho avviato la tiratura di prova; finite le prove, segnalerò come lo si potrà acquistare su carta. Il prezzo sarà 15 euro per l'edizione con le fotografie interne in bianco e nero; ci sarà anche un'edizione interamente a colori, ma costerà parecchio di più.
Leggi tutto...
07/03/2010
Commenta
Nuovo capitolo antibufale lunari: accuse di omicidio e altre presunte anomalie
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.È pronto un nuovo capitolo del libro
“Luna? Sì, ci siamo andati”, ormai in dirittura d'arrivo. Stavolta mi occupo delle tesi lunacomplottiste più gravi, quelle che accusano la NASA o chi per essa di aver addirittura commissionato gli omicidi di alcuni astronauti.
Se vi interessa scaricare il testo completo aggiornato, per segnalare errori, refusi e passaggi non chiari o magari per leggerlo perché l'argomento vi ispira o siete lunacomplottisti in vena di farvi folgorare sulla via di Damasco, lo trovate al link indicato nella colonna di destra del blog
Complotti Lunari.
2010/03/08
Ho aggiornato il testo con le vostre ultime segnalazioni e aggiunto un paio di pagine. L'edizione aggiornata è già scaricabile. La scomparsa della numerazione delle singole anomalie è intenzionale.
Leggi tutto...
05/03/2010
Commenta
Perché tante infezioni? Colpa (anche) dei troppi programmi da aggiornare
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "bigfamily" e "longylongy".

Se non c'è, non si può rompere, recita un antico detto. Vale anche per l'informatica: ogni programma che si installa sul proprio computer è un componente in più che può avere vulnerabilità o causare problemi. È per questo che si consiglia sempre di installare soltanto il software strettamente indispensabile.
Il problema è che ogni programma che si installa sul computer è un programma che avrà periodicamente bisogno di aggiornamenti. Se si tratta di software che va su Internet (e ormai lo fanno praticamente tutti), non aggiornarlo significa esporsi ad attacchi e infezioni. Ovvio, fin qui: ma la società di sicurezza informatica Secunia ha pubblicato un'analisi che quantifica questo problema e spiega – qui sta la novità interessante – che il numero di aggiornamenti che un utente medio dovrebbe gestire è sostanzialmente impraticabile e quindi è di per sé un fattore di insicurezza informatica.
Infatti secondo lo
studio di Secunia, basato sull'ispezione di due milioni di computer, l'utente Windows medio ha sul proprio PC programmi di 22 società differenti e il 50% circa degli utenti ha installato oltre 66 programmi di oltre 22 produttori differenti, ciascuno con le sue esigenze e modalità individuali di aggiornamento. Di conseguenza, l'utente medio dovrebbe installare nel corso di un anno circa 75 aggiornamenti di sicurezza: grosso modo uno ogni cinque giorni. Uno stillicidio insostenibile per molti utenti, che quindi si ritrovano a usare in Rete programmi non aggiornati che vengono sfruttati dagli aspiranti aggressori.
Per ridurre il rischio è opportuno quindi imporsi una buona autodisciplina, installando soltanto i programmi strettamente utili e necessari ed evitando di installare software "tanto per provarlo". Il compito di tenere aggiornata la propria eterogenea mandria di programmi può essere inoltre semplificato utilizzando lo stesso strumento adoperato da Secunia per acquisire i dati statistici citati nell'analisi, vale a dire il programma gratuito
Personal Software Inspector. Questo software, disponibile anche in italiano, esamina settimanalmente i singoli programmi e componenti del sistema operativo installati nel computer dell'utente, ne guarda i numeri di versione e controlla se si tratta delle versioni più aggiornate. Se trova delle versioni vecchie, vi avvisa del problema (ma non installa nulla da solo). Naturalmente installare il Personal Software Inspector significa avere un programma in più, che a sua volta deve essere aggiornato.
Se pensate di non averne bisogno, provate a rispondere a questa domanda: siete sicuri che la versione di Flash e di Adobe Reader che avete installato è davvero la più recente?
Leggi tutto...
05/03/2010
Commenta
Presentazione-shock: in Iran si puniscono così i bambini che rubano il pane? No, ci si guadagna la pagnotta recitando
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "giuseppe.di*" e "pierbelli*" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricevo parecchie segnalazioni di una presentazione Powerpoint, di nome
"1ªQuelosepaelmundoentero.pps" (
"che lo sappia il mondo intero"), che mostra una sequenza impressionante: un bambino iraniano al quale viene stritolato pubblicamente un braccio sotto la ruota di un'auto perché, dice la presentazione, aveva fame e ha rubato del pane al mercato.
Non è vero: si tratta di una vecchia bufala che risale almeno al 2004. Fa leva sui pregiudizi per non farci notare alcuni dettagli che dovrebbero insospettirci. Per esempio, se devono spezzare il braccio al bambino, perché gli mettono premurosamente una coperta sotto l'arto da tranciare? E come mai il bambino si sdraia col braccio teso bell'e pronto, senza opporre resistenza?
La sequenza di fotografie mostra in realtà uno spettacolo di strada, come spiega il sito antibufala
Snopes.com. La persona con il microfono è l'imbonitore, l'auto è probabilmente contrappesata e con le ruote sgonfie per non gravare sul braccio, e il ragazzino sa recitare per guadagnarsi la pagnotta. L'origine delle fotografie è il sito iraniano
PeykeIran.
La prima comparsa di quest'appello nell'area italofona risale a febbraio 2006, come raccontato in questo
mio articolo dell'epoca. La nuova versione è confezionata in Powerpoint e contiene i metadati di chi l'ha salvata per ultimo (tale Carmen Ruperez). Deve aver girato parecchio, perché altri metadati sono in francese:
"Un enfant de 8 ans, attrapé sur un marché en Iran pour avoir volé du pain".Controllare la veridicità di un appello prima di decidere se inoltrarlo a tutti è particolarmente importante in casi come questo, perché certe immagini non fanno che alimentare gli stereotipi che facilitano la loro diffusione.
Leggi tutto...
05/03/2010
Commenta
Nuova evoluzione sconfortante della bufala di Rachele
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "isabetta70" e "femanue".

Sta circolando questo appello, accompagnato da sei terribili fotografie di un neonato e da un documento Word che descrive un caso clinico:
RICEVO E INOLTRO... Le foto sono molto "forti" e tristissime.....
SE ELIMINI QUESTA E-MAIL ... ONESTAMENTE NON HAI UN CUORE
Ciao, sono una madre di famiglia di 29 anni. Dio mi ha regalato una bellissima bambina.
Mia figlia si chiama Rachel e ha solo 10 mesi.
A pochi giorni dalla nascita i medici le hanno diagnosticato un cancro al cervello.
Io e mio marito purtroppo non abbiamo abbastanza soldi per per coprire le spese.
ZDNT isto.AOL ci stasnno aiutando a far girare questa e-mail. Ogni persona che apre la mail e la manda a tre persone ci aiuta con 32 centesimi di dollari! non smettere di farla girare...
per favore aiutaci.
Lo definisco sconfortante per tre ragioni. La prima è che se non avete vissuto sottoterra o in un convento di clausura per gli ultimi otto anni, avrete riconosciuto che si tratta dell'ennesima variante della bufala di George Arlington e di sua figlia Rachel o Rachele,
descritta qui. Gira dal 2002 e non c'è verso di fermarla. Non esiste nessuna iniziativa da parte di ZDNet e AOL (questi sono i nomi originali, anziché
"ZDNT isto.AOL") per una crudelissima lotteria della vita. Se per caso la mail non gira abbastanza e non vengono raccolti soldi a sufficienza, che fanno, le due società lasciano morire la bambina? E in attesa che venga completata la raccolta, che fanno, tengono sospese le cure? Basta pensarci un attimo per capire che la cosa non ha senso.
La seconda ragione è che l'attuale versione dell'appello è pesantissima: gli allegati al messaggio pesano in tutto quasi quattro megabyte. Un salasso per chi si collega a Internet con il cellulare, una pena per chi si collega via modem. Tanto traffico in più assolutamente inutile, moltiplicato per tutte le volte che qualcuno si commuove per le immagini e le inoltra a tutti i conoscenti e colleghi.
La terza è che uno degli allegati sembra essere una descrizione in portoghese di una malattia, forse quella della bambina delle fotografie, e del suo trattamento, con tanto di nomi e cognomi (che non cito qui sotto). Le ragioni per le quali qualcuno dovrebbe allegare un documento del genere a un appello che parla di cancro al cervello, che non c'entra nulla, mi sfuggono completamente. Non c'è nessuna richiesta di soldi, né un numero o un indirizzo da contattare. Chi sa che è una bufala, lo cestinerà. Chi non lo sa, non può comunque fare nulla per aiutare il caso medico descritto. Che oltretutto è datato maggio 2009, per cui chissà quante cose sono successe da allora.
[nome omesso]
21 / MAIO / 2009
Mãe: [nome omesso]
Pai: [nome omesso]
Irmão: [nome omesso]
Manuela nasceu com “feridinha” avermelhada em cerca de 3 unhas das mãos e canto do olho. Após 15 dias surgiram lesões novas na região inguinal, parecendo corte de gilete, e erupção papuloeritematosa em nádegas com confluência posterior. Acometimento da região cervical, umbigo e retroauricular.
Posteriormente, surgiram mais lesões nos outros dedos da mão, dos pés, em torno do nariz, boca e pescoço.
Apresenta várias dejeções ao dia. Em ganho de peso, sem febre, sem linfoadenomegalias e sem visceromegalias. Um espisódio de OMA em agosto.
Irmão de 1 ano e ½ saudável.
Pai com história de acrodermatite enteropática na infância, usou por vários anos sulfato de zinco. Na adolescência foi descartada a hipótese de acrodermatite e novo diagnóstico de nevo epidérmico (SIC).
Biópsia de pele: compatível com doença acantolítica (07/08/09)
Tratamentos tópicos:
Bepantol®, Clotrimazol, Cetoconazol, Viofórmio-Hidrocortisona, Dermacerium®, Nitrato de Miconazol, Micostatin, Topison, Verutex.
Não apresentou melhora.
Tratamentos sistêmicos:
· sulfato de zinco por cerca de 1 mês
· fluconazol 1 x semana por 3 semanas
· cefalexina por 20 dias
· aciclovir para herpes virus tipo I e II por 12 dias
· ganciclovir para virus por 5 dias
Sem melhora.
Resultados de exames:
· 02/07 gram de região genital e glútea: negativo.
· Micológico direto de lesão cervical, glútea: negativo (direto e cultura)
· CH100 = 207 (valor de referência > ou = 60) e C5 normal.
· Zinco: 86,2 (VR = 70 a 120) dia 20/07/09 outra dosagem = 76.
· Zinco: 84.8 (VR = 70 a 120mcg/dl) dia 05/09/09
· Dosagem de Zinco da mãe = 67 (VR = 70 a 120mcg/dl) dia 05/09/09
· RNT PCTH PN = 3640g em aleitamento materno exclusivo.
· Himonoglobulina A – IGA = 18mg/dl (VR = 0 a 83mg/dl)
· Fungos em escamas de lesões inguinais, coro cabeludo, fragmentos de unha = ausência de quaisquer estruturas fungicas.
· Herpes simples virus I e II, PCR = negativo
· Citomegalovirus, PCR = negativo
[seguono risultati di esami del sangue]
Cercando in Rete i nomi citati nel documento, però, si trovano delle coordinate, per esempio
qui, che indicano che la bambina starebbe in Brasile e che l'appello originale era completo di indirizzi per contattare i familiari. Ma sia l'indirizzo di e-mail sia i numeri di telefono risultano oggi inesistenti o scollegati, secondo
questa segnalazione. E forse c'è di peggio: stando a
un'altra segnalazione, la bambina sarebbe morta all'età di cinque mesi, presso l'ospedale pediatrico Vila da Serra di Belo Horizonte.
Sottolineo che si tratta di segnalazioni provenienti da commenti in vari blog, per cui non c'è nessun riscontro preciso sulla sorte della bambina mostrata senza pudore o rispetto nelle fotografie: ma sta di fatto che diffondere quest'appello, ingannevole e privo di coordinate, è comunque totalmente inutile.
Pensiamoci un attimo, prima di inoltrare ancora questo messaggio.
Leggi tutto...
05/03/2010
Commenta
Premere F1 per avere aiuto. Nell'infettarti il PC
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "reemulit" e "federico.zu*".

Il tasto F1 è da tempo immemorabile sinonimo informatico di aiuto. O meglio, di un testo che dovrebbe in teoria aiutare spiegando come si usa il computer ma che in pratica di norma finisce per confondere l'utente.
Pazienza per la confusione, ma non per l'infezione: c'è un curioso baco di sicurezza nel VBScript che accompagna Internet Explorer. Consente di infettare un computer con Windows XP, 2000 o Server 2003 semplicemente inducendo la vittima a visitare un sito con Internet Explorer e a premere il tasto F1 in risposta a un messaggio sullo schermo. Ops.
Vista, Windows 7 e Windows Server 2008 sono immuni a questo difettuccio. Al momento non si ha notizia di attacchi concreti che sfruttano questa vulnerabilità, ma circola già qualche esempio dimostrativo.
Microsoft non è molto contenta della cosa, soprattutto per il modo in cui è stata annunciata la vulnerabilità: come scrive nel suo
comunicato di avviso, non è stata seguita la prassi abituale corretta, ossia quella di tenere riservata la scoperta della falla e di avvisare con discrezione il produttore del software fallato, affinché predisponga la correzione prima che si sparga la voce. Ma ormai la voce, appunto, s'è sparsa, gli avvisi sono diventati
pubblici, per cui i
dettagli sono facilmente reperibili.
È probabilmente troppo tardi perché la correzione venga inclusa nella
patch mensile di aggiornamento di Windows, per cui la raccomandazione fondamentale è, per chi usa Internet Explorer su Windows XP o 2000 o Server 2003, di navigare con prudenza in siti fidati e di fare attenzione a eventuali finestre di dialogo che dovessero chiedere di premere F1.
In attesa della correzione, varrebbe anche la pena di riflettere se sia ancora il caso di usare un sistema operativo che ormai comincia a mostrare il peso dei suoi nove anni. Anche perché continuerà ad essere preso di mira dagli attacchi, visto che resta attualmente il sistema operativo per PC più usato al mondo: circa il 58% del mercato lo adopera tuttora, secondo
W3schools.
Leggi tutto...
05/03/2010
Commenta
Botnet, tre dilettanti controllavano dodici milioni di computer
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "simone.savol*" e "deagost*".

C'era una volta, neanche tanto tempo fa, una
botnet grande grande: una rete di milioni di computer infetti, sparsi in oltre 190 paesi. Una delle più grandi mai viste. Si chiamava con un nome delicato, Mariposa, e il suo passatempo era rubare i codici d'accesso ai servizi bancari e alle caselle di posta elettronica degli utenti dei PC Windows e riciclare denaro rubato elettronicamente. Ogni tanto i suoi padroni la subaffittavano, con i suoi servi appestati, ad altri criminali.
Fra i computer che Mariposa aveva silentemente stregato c'erano quelli di metà delle aziende più quotate nella celebre lista
Fortune 1000. Ma un giorno un Panda (Security), assistito dai cavalieri iberici della Guardia Civil, dai fanti dell'FBI, dai saggi della canadese Defence Intelligence e del Georgia Tech Information Security Center, l'ha eliminata.
Oggi Mariposa non c'è più: a dicembre scorso è stata decapitata. I suoi nemici si sono infiltrati nel suo labirinto di comunicazione e hanno iniziato a origliare per scoprire come faceva a trasformare in zombi le sue vittime. Usava i circuiti P2P, le penne USB infette e i link su MSN che adescavano gli utenti, invitandoli a visitare siti infetti. I suoi padroni la comandavano usando un passaggio segreto, una VPN anonima, nascondendo così la loro vera identità ai penetranti sguardi della giustizia.
Ma il Panda e i suoi valorosi scudieri li hanno sgominati con l'astuzia, inducendoli al panico. Con un sortilegio hanno tagliato le comunicazioni con Mariposa. Quando l'hanno vista perdere i sensi, i suoi padroni, che si fregiavano dei nomi Netkairo, Jonyloleante e Ostiator, hanno avuto un fremito d'ira e si sono così traditi. Gettando al vento la prudenza, Netkairo s'è collegato a Mariposa direttamente dal proprio computer di casa, senza passare dal segreto pertugio della VPN, lasciando così una traccia per i segugi. Ha lanciato un ultimo incantesimo, un Denial of Service, contro uno dei suoi nemici, usando tutti i computer zombi che riusciva ancora a comandare, paralizzando numerose università e istituzioni del Canada.
Ma invano. Le Forze del Bene e dell'Ordine hanno cambiato i record DNS, bloccando Mariposa, e solo allora si sono accorti che gli zombi sotto il comando della malefica triade erano oltre dodici milioni. Un esercito mai visto prima.
Il 3 febbraio scorso la Guardia Civil ha arrestato uno dei crudeli padroni di Mariposa, Netkairo, che si è rivelato essere un trentunenne spagnolo, e poco dopo ha acciuffato i suoi due compari. Sul computer di Netkairo c'erano le password, i numeri di carte di credito e i nomi di oltre 800.000 utenti. Ma la sorpresa più grande è che i tre furfanti non erano maghi del computer: avevano semplicemente comperato al mercato nero gli ingredienti già pronti per creare Mariposa. Erano tre dilettanti.
Se volete sapere se anche voi, senza accorgervene, eravate fra gli zombi degli apprendisti stregoni di Mariposa, non dovete far altro che usare un antivirus aggiornato sul vostro PC. E vivere per sempre felici e contenti. Fino alla prossima infezione.
Fonti:
The Register,
Panda Labs,
Findlaw.com.
Leggi tutto...
03/03/2010
Commenta
Libro lunare, 224 242 pagine antibufala da leggere gratis (e rileggere)
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.È pronta la versione aggiornata delle bozze del mio prossimo libro,
Luna? Sì, ci siamo andati!, dedicato alle tesi di messinscena riguardanti gli sbarchi sulla Luna. Le bozze includono un nuovo capitolo, il nono, dedicato alla spiegazione delle presunte anomalie fisiche presentate dai lunacomplottisti nei loro deliri; gli altri capitoli già pronti presentano la storia delle missioni lunari, le prove migliori che non si trattò di finzioni e la discussione di oltre sessanta presunte anomalie fotografiche e tecniche. C'è di che fare a fettine i lunacomplottisti, insomma.
Ne potete scaricare il testo integrale nel link indicato qui sotto: segnalatemi errori e passaggi poco chiari, come sempre, via mail o nei commenti.
Il tempo stringe: vorrei presentare il libro a Torino il 13 marzo prossimo, per cui aspettatevi a breve i capitoli conclusivi e segnalatemi i refusi più presto che potete, prima che vada in stampa. Grazie!
2010/03/05
Ho integrato tutte le vostre segnalazioni, correzioni e migliorie e ho pubblicato il PDF aggiornato. Ho aggiunto anche un paio di chicche antibufala nuove. Usate questa versione per le ulteriori revisioni. Grazie a tutti dell'aiuto e dell'incoraggiamento!
2010/03/07
Il
PDF ulteriormente aggiornato, corretto e ampliato è pronto.
Leggi tutto...
02/03/2010
Commenta
Stasera no, tesoro, devo aggiornare il profilo in Facebook

Questa sera alle 20:30 sarò ospite del Centro Spazio Aperto di Bellinzona, insieme a Tazio Carlevaro, medico psichiatra, per un incontro intitolato
"La coppia sospesa tra reale e virtuale".
Parleremo dei servizi di Internet dal punto di vista (tecnico, nel mio caso) della loro utilità o distruttività rispetto al rapporto di coppia, con i loro vantaggi in termini di possibilità di restare maggiormente in contatto e di arricchire le relazioni fra persone ma anche con le loro seduzioni, truffe e inefficienze.
L'incontro è aperto a tutti: per maggiori informazioni, visitate
www.spazioaperto.ch.
Photo credit: Inmagine. Leggi tutto...
01/03/2010
Commenta
Il Corriere prende per veri i video burla pro-Danimarca
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "orboveggente" e "marco.bra*".

Verifica delle fonti, questa sconosciuta. Il
Corriere della Sera inciampa per l'ennesima volta in uno svarione giornalistico.
Pubblica i
"filmati choc di Lars von Trier", che a suo dire sarebbero dei video promozionali per il turismo danese commissionati al famoso regista.
Peccato che chi ha pubblicato l'articolo evidentemente non s'è preso la briga di controllare da dove proveniva. La fonte, infatti, è il popolarissimo sito satirico statunitense
The Onion. Naturalmente nessuno, presso il
Corriere, s'è fermato a chiedersi se avesse senso una campagna per il turismo basata su immagini di stupro, madri che uccidono i figli e vecchietti obbligati a leccare scarponi militari infangati.
Complimenti per la magnifica lezione di giornalismo. Ringrazio
scossu,
Noisefromamerika e
Soloparolesparse per la segnalazione.
Leggi tutto...
26/02/2010
Commenta
Apple: se sei grosso, puoi pubblicare le tue foto osé
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "aquila.della.*" e "fabrizio.b*".

A volte per spiegare i concetti di base dell'economia non c'è niente di meglio di una scollatura generosa. Uno di questi concetti di base è che concedere a una singola società il controllo totale sulla distribuzione dei propri prodotti non è mai salutare, perché espone agli sbalzi d'umore e ai ghiribizzi di quell'intermediario esclusivo.
Lo hanno imparato a proprie spese coloro che realizzano le applicazioni per iPhone e iPod, che possono essere distribuite esclusivamente passando attraverso Apple. Se Apple decide che l'applicazione non va bene per qualunque motivo, tutto il lavoro di ricerca e sviluppo è stato inutile.
Se i criteri di accettazione fossero chiari e fissi, la cosa sarebbe forse meno irritante, ma Apple continua a cambiare le regole del gioco. L'ultima novità è che la Federazione degli Editori tedesca (VDZ)
lamenta la nuova serie di criteri di discriminazione introdotti da Apple per ripulire il proprio negozio di applicazioni iTunes e renderlo adatto anche alle anime più candide secondo i nebulosi criteri morali di Cupertino. Il materiale provocante non è ammesso, salvo che provenga da
"una società ben conosciuta che abbia già pubblicato materiale". Ci sono curve di serie A e curve di serie B, insomma.
Il problema è capire cosa s'intende per
"ben conosciuta". APF/Yahoo
riferisce che il popolarissimo giornale tedesco
Bild ha dovuto mettere un bikini digitale sulla pin-up dell'applicazione che ha realizzato per iPhone e di cui ha già venduto 100.000 copie (l'applicazione chiede agli utenti di scuotere il proprio iPhone per spogliare la modella). Un'applicazione realizzata dalla rivista
Stern è stata bloccata a gennaio perché presentava foto provocanti. Però
Playboy e
FHM hanno il benestare di Apple per pubblicare parte del proprio materiale attraverso iTunes.
Axel Springer ha riassunto la faccenda nel modo più limpido:
"Oggi si tratta di seni scoperti, domani potrebbe trattarsi di qualcos'altro. Riteniamo che il comportamento di Apple sia iniquo, arbitrario, deleterio per gli affari e pericoloso per la libertà di stampa".
In altre parole, la situazione di monopolio sapientemente creata da Apple è stata eloquentemente messa a nudo.
Leggi tutto...
26/02/2010
Commenta
Waledac e gli zombi decapitati
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di "bisif" e "martelossi.*".

Buona notizia: una rete di centinaia di migliaia di computer infetti che stava intasando Internet con invii massicci di spam è stata decapitata. Cattiva notizia: i computer sono tuttora infetti e zombificati, pronti a rianimarsi.
Microsoft è riuscita ad abbattere una
botnet (una rete di computer connessi a Internet, tutti infettati dallo stesso software ostile) denominata Waledac, che era una delle dieci più grandi degli Stati Uniti e una delle principali fonti di disseminazione di spam nel mondo, ritenuta capace di inviare oltre un miliardo e mezzo di messaggi di pubblicità spazzatura al giorno. L'immagine qui accanto è una mappa delle infezioni realizzate da Waledac in un periodo di 18 giorni.
La decapitazione della rete di PC infetti è stata possibile grazie a un'
azione legale avviata da Microsoft in Virginia contro gli ignoti padroni di Waledac, che ha permesso l'emissione di un ordine legale di blocco di ben 277 dominii Internet utilizzati per gestire la botnet. In pratica è stata tagliata la connessione fra il centro di comando della rete e i singoli computer zombificati che ricevevano ordini connettendosi periodicamente a questi dominii. Secondo il
comunicato di Microsoft, si tratta della prima collaborazione in assoluto fra l'industria del software e gli ambienti legali mirata a bloccare una botnet. Non credo di essere il solo a volerne ancora.
Un ottimo successo, ma rimane il problema di fondo: sono stati trattati i sintomi ma non la malattia, perché i computer che erano stati infettati lo sono ancora, e non sono state risolte le cause. Che sono principalmente due: la scarsa attenzione alla sicurezza da parte degli utenti che si fanno infettare e la stupidità di chi compera patacche dagli spammer. Se nessuno comperasse i prodotti reclamizzati dallo spam, lo spam non avrebbe motivo di esistere. Ma eliminare la stupidità è probabilmente un compito troppo grande anche per le forze congiunte di Microsoft e della legge.
Leggi tutto...