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Anna Magnani


Anna MagnaniEntro in un bar.
Mando giù una birra.
Un amico mi stringe la mano.
Dà un’occhiata al suo orologio digitale da quattro soldi: “Scusami tanto ma devo scappare. Mia moglie mi sta aspettando”.
E sparisce.
Rimango seduto per un po’.
Un’altra birra.
Scura.
Santo Dio, chissà perché sto pensando a una collega.
La prima volta che ho posato gli occhi su di lei, mi ha lanciato uno sguardo così cattivo che mi sono fatto il segno della croce.
E da allora non é cambiato nulla: risposte monosillabiche, occhi che si evitano, quello strano sguardo cattivo.
Con lei non sono a mio agio.
Una persona negativa e noiosa.
Non c’è più niente da fare.
Rischia di trascinarti, psicologicamente, al suo stesso livello.
E’ un buco nero di disperazione.
Scuoto la testa.
Sul bancone, una rivista.
Con Nannarella in copertina.
Quel giorno del 1973 è stato uno di una lunga serie di giorni tristi, segnati dal grigio dell’inverno, che ogni tanto viviamo.
Quel giorno é morta Anna Magnani.
Ah, dimenticavo: mi chiamo Mario. Sono romano. Abito a Ostia. E considero Anna Magnani la massima rappresentante del teatro e del cinema neorealista italiano.
Certo, il centenario della sua nascita, il 7 marzo, poteva anche essere celebrato meglio, come del resto è avvenuto nel 2007, per gli anniversari di Rossellini, Soldati e Visconti.
Forse la Magnani non gode di quella popolarità diffusa che ormai guida le strategie di marketing dell’industria e della cultura.
Cavolo, non é nemmeno disponibile in dvd la sua interpretazione più celebre, la Pina di “Roma città aperta!”
E dire che noi italiani, da più di cinquant’anni, abbiamo negli occhi e nel cuore quella corsa disperata dietro il camion tedesco che metteva la parola fine al suo più grande personaggio.
Dopo cento anni, il suo volto identifica ancora il cinema italiano nel mondo. Nel 1955 ottenne l’Oscar come migliore attrice protagonista per “La Rosa Tatuata” di Daniel Mann.
La sua paura dell’aereo e la convinzione di non vincere non la fecero andare a Hollywood.
Difatti non presenziò alla cerimonia e non aspettò sveglia le notizie dagli Stati Uniti.
Il giornalista che con una telefonata la svegliò per darle la notizia ebbe difficoltà a convincerla che non si trattava di uno scherzo.
Due anni dopo ottenne un’altra candidatura per “Selvaggio è il vento” di George Cukor.
Tennessee Williams, che per lei ha scritto “La rosa tatuata” ha detto: ”Non ho mai incontrato una donna più bella. Non posso fare a meno di seguire il nome di Anna Magnani da un punto esclamativo”.
Ehm…lei, nata a Roma il 7 marzo del 1908, ha amato sempre la città eterna, dove ha abitato fino alla sua morte nel 1973.
Occhi di brace.
Capelli sempre arruffati.
E scuri.
Una proverbiale impulsività.
Mi sembra di sentire ancora la sua risata.
Irridente.
Canzonatoria.
Gioiosa: la risata di Nannarella.
Pino Daniele le ha inoltre dedicato “Anna verrà” .
Una bella canzone.
Barcollo.
Un tizio mi guarda “Stai in guardia, amico. Birra scura. Una fottuta dinamite, amico”.
“Ehm…davvero?”
Annuisco, sorridendo, e mi guardo intorno, sperando che si sbagli.
Wow. Adesso sono seriamente agitato.
Mi sento come se mi avessero dato un pugno nello stomaco e sono così frastornato che a malapena riesco a tenere la testa dritta.
Mi sgranchisco le gambe.
Una passeggiata sul lungomare mi farà bene.
Che birra.
Forte.
Mh-mh. Come la personalità di Nannarella.
La nostra magnifica “lupa romana”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)